Buoni pasto scuola: andrebbero marginalmente ai docenti, soprattutto a dirigenti scolastici e personale ATA

Firma sul rinnovo del contratto scuola, aumenti in busta paga entro fine anno, buoni pasto. Il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, in un’intervista a Orizzonte Scuola, sottolinea alcune questioni importanti della trattativa tra ministero e sindacati che sembra essersi arenata.

La questione dei buoni pasto

Eppure i tempi stringono, almeno se si vuole arrivare a un obiettivo concreto entro la fine dell’anno. In virtù delle tempistiche burocratiche necessarie, se la firma non arriva entro l’estate, gli aumenti slittano al 2026.

A complicare la trattativa, in ordine di tempo, l’ultima questione riguarda la bocciatura dell’emendamento sui buoni pasto per il personale scolastico. Bocciatura che rimanda proprio alla trattativa per il rinnovo del contratto scuola la questione. Ma trovare un accordo non è semplice.

Secondo Naddeo, i buoni pasto andrebbero ‘soprattutto a dirigenti scolastici e personale ATA, marginalmente ai docenti’. Una distinzione che sta già facendo discutere, con i docenti che inevitabilmente si sentono vittima di una discriminazione ingiustificata.

Il problema principale dell’inserimento nel contratto dei buoni pasto è naturalmente economico, non essendoci una copertura finanziaria adeguata. Se si decidesse di introdurli, in base alle risorse complessive a disposizione, sarebbe necessario diminuire gli incrementi retributivi.

La regola dell’erogazione prevede il superamento delle 7 ore e 12 minuti durante il giorno. Considerare marginalmente i docenti potrebbe provocare una disparità di trattamento, ma le coperture economiche a disposizione non consentono altra strada.

Le tempistiche per il rinnovo

In ogni caso, al momento nell’atto di indirizzo non si parla di buoni pasto, è più che altro un’intenzione di Anief dopo la bocciatura dell’emendamento. Resta l’obiettivo, almeno dell’Aran, di firmar entro le vacanze estive. La burocrazia implica infatti la necessità di controllare l’ipotesi di accordo mediante una fase molto lunga, dai tre ai cinque mesi. Questo significa che se si rimanda tutto a settembre, il contratto non sarà attivo prima del 2026, impedendo di inserire i nuovi aumenti e il saldo degli arretrati entro dicembre.

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