Abolire il ruolo dei docenti: chi non si dimostra all’altezza deve lasciare la cattedra, la proposta di Galimberti

Il diritto al ruolo, obiettivo visto come unica soluzione al precariato nella scuola, a sua volta individuato come il male dell’istruzione, non dovrebbe esistere. Lo sostiene il filosofo Umberto Galimberti, ribadendo un concetto più colte espresso: quello che viene visto come un diritto negato a molti docenti precari (nel periodo in cui torna di moda il doppio canale di reclutamento), dovrebbe invece essere abolito in toto dal mondo della scuola, rappresentando un ostacolo alla qualità dell’insegnamento e non una soluzione.

Addio al ruolo dei docenti

Lo ha spiegato Galimberti nel corso del podcast de La Repubblica su One Podcast. Se per sindacati e opinione pubblica la precarietà nel mondo della scuola sono il male del sistema stesso, ostacolo alla continuità didattica degli studenti e alla stabilità professionale, economica e lavorativa degli insegnanti, per Galimberti è esattamente l’opposto: il filosofo individua nel cosiddetto “ruolo” dei docenti una delle cause principali delle inefficienze della scuola italiana. Con buona pace di chi lamenta la lentezza dello scorrimento delle GaE.

Il motivo è che la stabilità contrattuale acquisita tramite concorso si tramuta molte volte in una garanzia di permanenza in cattedra per insegnanti demotivati o inadatti. Il risultato finale è un danno continuo per gli studenti.

Ecco perché secondo Galimberti bisognerebbe optare per la soppressione del ruolo, prevedendo la possibilità di sospendere dall’insegnamento chi non dimostra adeguate capacità. in questo modo, si garantirebbe il diritto degli alunni a un’istruzione di qualità.

Nessuna garanzia per i laureati

Secondo Galimberti, “istruire non basta, l’educazione è un’altra cosa rispetto all’istruzione. L’educazione investe aspetti emotivi, e come diceva Platone la mente non si apre se non si apre il cuore”.

Questo anche alla luce dei cambiamenti del sistema scolastico negli ultimi decenni: se si pensa che negli anni Sessanta un laureato aveva garantito accesso all’insegnamento, cosa che adesso è scomparsa del tutto, anche per chi vince un concorso come accadrà con il prossimo Pnrr 3 che ha bandito più posti di quelli disponibili.