Scuola

Precari scuola, fino a 24 mensilità di risarcimento anche dopo l’immissione in ruolo: la svolta della Cassazione

Arriva una sentenza molto importante per i precari della scuola, soprattutto per chi ha accumulato anni di supplenze con contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha infatti stabilito che i precari della scuola possono ottenere un risarcimento anche se nel frattempo sono stati assunti in ruolo.

Anche i docenti di sostegno

La novità principale riguarda proprio chi, dopo aver lavorato per anni con contratti a tempo determinato, ha ottenuto un posto fisso. In passato, l’assunzione poteva essere considerata sufficiente a compensare l’abuso dei contratti a termine. Adesso non è più necessariamente così.

Il risarcimento può andare da 4 a 24 mensilità e riguarda anche docenti di sostegno, insegnanti di religione e personale ATA.

Attenzione, però: non basta aver lavorato per molti anni come precario per avere automaticamente diritto al risarcimento. Deve essere accertato un abuso nella successione dei contratti a termine. Una volta accertato, il lavoratore non deve dimostrare di aver subito un danno specifico.

La novità riguarda anche il passato, perché le nuove disposizioni si applicano alle cause ancora in corso, ma non a quelle già definitivamente giudicate.

Fino a 24 mensilità

Cosa cambia con questa sentenza? Cambia molto, perchè in base al pronunciamento della Cassazione un insegnante che ha lavorato per diversi anni come supplente ed è successivamente entrato in ruolo può comunque ottenere un’indennità fino a 24 mensilità, se viene riconosciuto l’abuso dei contratti a termine. L’assunzione a tempo indeterminato, quindi, non cancella automaticamente il diritto al risarcimento.

Un riconoscimento importante nei confronti di lavoratori della scuola costretti da anni ad avere a che fare con contratti a termine. Nel momento in cui si sta lavorando per trovare soluzioni al reclutamento dei precari storici della scuola, con la trasformazione delle Gps in Gpsr che potrebbe aprire finalmente al doppio canale di reclutamento, questa sentenza guarda nella direzione giusta se si intende restituire dignità economica e professionale a chi suo malgrado ha costituito la spina dorsale dell’istruzione negli ultimi anni.

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