Concorsi

Concorsi scuola: quiz penalizzanti per i precari storici, obiettivo mini bandi per graduatorie esaurite

Dopo il dibattito che si è acceso online nei giorni scorsi, cui abbiamo partecipato anche noi, in merito alla possibilità di un nuovo concorso scuola già entro fine anno, arriva il nuovo punto di vista di uno dei politici più attivi nell’ambito della tutela dei diritti dei precari della scuola.

Ipotesi mini bandi mirati

Mario Pittoni, responsabile istruzione della Lega, aveva già avuto modo nelle scorse settimane di chiarire il suo punto di vista in merito alla possibilità di un nuovo concorsone scuola imminente, spiegando che dopo la fase Pnrr con tre concorsi scuola ravvicinati imposti dall’impegno preso dal Governo italiano con Bruxelles, sarebbe stata necessaria una fase di rallentamento caratterizzata dal doppio canale di reclutamento e mini bandi mirati per le graduatorie vacanti.

Sui suoi canali social, spiega nuovamente il suo punto di vista: “Ho più volte spiegato che gli impegni a suo tempo presi nell’ambito del Pnrr con la Commissione europea dall’asse M5s-Pd, impongono per i docenti un concorso all’anno. In attesa di convincere l’Europa a rinunciare alla cadenza annuale che costringe a utilizzare gli inefficaci ma veloci quiz penalizzanti per i docenti esperti, nella fase attuale si sta chiedendo di potersi almeno limitare a mini bandi mirati (non date credito alle cifre che circolano), che intervengano solo dove le graduatorie sono esaurite. La cadenza fissa dei concorsi senza tener conto della situazione (e del buonsenso) è una scelta ideologica. I concorsi sono un’altra occasione in cui sarebbe importante che gli insegnanti (non solo quelli precari) imparassero a fare fronte comune, invece di abbandonarsi in alcuni casi a ridicole guerre tra poveri per provare a prevalere sui colleghi”.

Stop ai selezionifici

Pittoni si sofferma poi su quale dovrebbe essere a suo avviso la strada da intraprendere nel prossimo futuro per risolvere la piaga del precariato: “Dopo aver restituito ai docenti l’idoneità cancellata dagli accordi dell’asse M5s-Pd (numericamente autosufficiente nel precedente Governo) con la Commissione europea nell’ambito del Pnrr, con gli Elenchi regionali (che si punta a completare con un’articolata procedura di reclutamento a doppio canale accessibile da tutte le graduatorie) abbiamo gettato le basi affinché chi desidera intraprendere la carriera dell’insegnante non si ritrovi più a entrare in una sorta di “selezionificio” senza fine. Un percorso lungo, complesso e costoso che troppe volte non ha garantito l’ingresso stabile nel sistema scolastico, ma solo anni di precariato e continui passaggi da una procedura all’altra. L’intesa della sinistra con Bruxelles prevedeva concorsi annuali senza graduatorie di merito e, se non vincitori, ripartenza da capo col concorso successivo. Per loro cioè i precari, oltre a lavorare e occuparsi della famiglia, avrebbero dovuto passare ogni anno 4-5 mesi a prepararsi per il concorso finché non fossero rientrati tra i vincitori. Un meccanismo utile solo ad alimentare il business dei corsi e delle pubblicazioni preparatorie alle prove concorsuali. E meno male che si autodefiniscono partiti dei lavoratori”.

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