Il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana è intervenuto nei giorni scorsi a Orizzonte Scuola per chiarire la posizione del sindacato in merito alla questione della stabilizzazione dei precari, affrontando in aprticoalr modo la questione sostegno: “Sono uno di quelli che hanno fatto ricorso contro questa storia della continuità, perché la continuità didattica per gli alunni con disabilità si garantisce con le assunzioni in ruolo.
Non è possibile che nelle stesse scuole ci siano per anni 20, 30, 40 posti in deroga, sempre gli stessi. È una presa in giro, è evidente.
Dobbiamo deciderci a mettere mano al portafoglio e a investire sulla scuola. Investire significa semplicemente destinare risorse. So che può sembrare una banalità, che può essere considerata retorica o populismo, ma togliamo un po’ di soldi alle armi, che in questo momento non ci servono, e utilizziamo l’unica vera arma che abbiamo: la scuola”.
I posti in organico
“Dobbiamo trasformare tutti questi posti in organico di diritto e assumere. Questa storia dell’organico di fatto è una barzelletta tutta italiana, che si consuma sulla pelle dei docenti e, aggiungo, degli studenti.
Gli organici si ampliano anche intervenendo sulle discipline, perché il sostegno è diventato quasi la valvola di sfogo del precariato. Ma il problema non riguarda soltanto il sostegno.
Ormai è diventata una guerra tra poveri: tra chi ha superato un concorso e chi ha conseguito un’abilitazione attraverso percorsi differenti. È davvero una guerra tra poveri“.
Il problema del turn over
“Abbiamo il personale docente più anziano d’Europa. Facciamo andare in pensione i colleghi, perché così creiamo nuovi posti di lavoro. Lo dico anche perché abbiamo bisogno di nuovi colleghi. Se qualcuno se la sente e può continuare a lavorare, ben venga, ma non possiamo ignorare il problema.
La riforma Fornero non è stata sostanzialmente toccata. La scuola ha una sola finestra di uscita per il pensionamento, quella del 1° settembre. Se la perdi, devi lavorare un altro anno. Rischiamo così di avere docenti di 68 anni ancora in servizio. Pensiamo a una maestra della scuola dell’infanzia di 68 anni: dove vogliamo andare in questo modo?
Anche l’APE sociale rischia di essere una mezza presa in giro, perché in alcuni casi può risultare svantaggiosa per i colleghi.
Facciamo andare in pensione chi vuole andarci, così creiamo posti di lavoro non soltanto sul sostegno. È vero che gran parte del precariato si concentra proprio sul sostegno, anche perché molti colleghi hanno individuato in questo settore una strada per lavorare. Diciamo le cose come stanno”.
Il problema delle risorse
“Parliamo tanto del sistema integrato 0-6 anni, ma abbiamo ancora una scuola dell’infanzia che non rientra nell’obbligo scolastico. Di che cosa stiamo parlando? E in molte zone d’Italia abbiamo ancora le gare d’appalto nei servizi legati alla scuola dell’infanzia.
È evidente che non si vuole affrontare il problema, ma la soluzione è semplice: bisogna investire risorse. Dobbiamo decidere che la scuola rappresenta una priorità. Siamo il fanalino di coda in Europa per investimenti nell’istruzione.
Eppure basterebbe relativamente poco. Non dico nemmeno che dovremmo raggiungere la media europea: anche con investimenti inferiori alla media europea potremmo affrontare e risolvere il problema del precariato.
Il punto è che la scuola continua a essere considerata un costo. Questa è la realtà”.
