Sostegno, Anief: “Subito 100mila assunzioni, troppi precari nei posti in deroga”

Il sindacato Anief chiede un’indagine sui posti in deroga e la loro trasformazione in organico stabile. Richiamata la decisione europea sui diritti sociali.

La richiesta al Ministero sui posti in deroga

Il sindacato Anief torna sul delicato tema del precariato nel sostegno. Il ministero negli ultimi anni ha fatto molto per questo ambito della scuola, tra Corsi Indire per la specializzazione abbreviata di triennalisti e specializzati estero e la conferma del docente di sostegno su richiesta delle famiglie. Ma per Anief non basta. L’associazione ha chiesto al Ministero dell’Istruzione e del Merito di avviare un’indagine sui posti in deroga assegnati alle scuole negli ultimi anni, con l’obiettivo di trasformarli in posti stabili utili per le immissioni in ruolo.

Secondo il sindacato, questa operazione consentirebbe di stabilizzare docenti con esperienza pluriennale, riducendo una situazione che continua a incidere sulla continuità didattica.

Il richiamo alla decisione europea

Al centro della posizione di Anief anche il riferimento al pronunciamento del Comitato europeo dei diritti sociali, che ha accolto un reclamo presentato nel 2021. Dopo un lungo confronto con il governo italiano, durato diversi anni e caratterizzato da scambi di documenti e controdeduzioni, è arrivata la conclusione: l’Italia viola la Carta dei diritti sociali.

Secondo Anief, nonostante alcune misure adottate, il problema non è risolto. Ci sono 49mila docenti confermati dalle famiglie degli alunni con disabilità, dato non insufficiente a fronte di numeri molto più ampi.

Oltre 120mila precari, ipotesi stabilizzazione entro il 2028

La questione secondo Anief riguarda i docenti impiegati su posti in deroga, oltre 120mila unità, che ogni anno vengono chiamati senza possibilità di stabilizzazione.

L’Europa in questo senso ha indicato una direzione chiara: per garantire la continuità didattica è necessario procedere con l’assunzione di docenti specializzati. Un passaggio che, nelle intenzioni del sindacato, dovrebbe tradursi in un piano di immissioni in ruolo su larga scala.

C’è da fare poi i conti con le tempistiche: l’Italia avrebbe da uno a tre anni per adeguarsi, con un orizzonte fissato al 2028. Tra le ipotesi avanzate, quella di autorizzare almeno 100mila assunzioni di precari, con la possibilità di arrivare fino a 120mila posti.