Domani riprendono le trattative all’Aran tra ministero e sindacati per il rinnovo del contratto scuola 2022-2024, e il tema principale sarà inevitabilmente l’aumento degli stipendi per docenti e ata. Serviranno più risorse rispetto a quelle messe in preventivo dal ministero, altrimenti non si potrà andare oltre i 140 euro lordi stanziati con le ultime leggi di Bilancio.
Rinnovo in ritardo
Si dovrà però mediare, e in questo senso sarà decisiva la posizione dei sindacati, tra l’esigenza di ottenere aumenti più sostanziosi e la necessità di chiudere il rinnovo prima possibile. Antonio Naddeo, presidente Aran, auspicava un rinnovo entro l’estate, che avrebbe consentito di inserire gli aumenti in busta paga già per la fine del 2025, con saldo degli arretrati prima di Natale, come avvenuto in occasione dello scorso rinnovo di contratto.
Questa prospettiva è già venuta meno, ma non dovrà essere un motivo per rimandare ancora, quanto per accelerare il più possibile, compatibilmente con la riuscita delle trattative e l’ottenimento degli obiettivi prefissati dalle parti.
Meno di 40 euro in busta paga
Anche perché all’orizzonte c’è già la necessità di rinnovare per il 2025–2027, triennio per il quale sono già state previste risorse nella legge di bilancio.
L’aumento di 140 euro lordi significherebbe un contratto scaduto da tre anni che consegna un incremento di soli 70-80 euro netti medi a lavoratore. Somma già inserita per metà da oltre un anno in busta paga con l’indennità di vacanza contrattuale, per cui con il Ccnl 2022/24 firmato ogni dipendente noterebbe una differenza media di soli 40 euro, anche meno.
La questione dei buoni pasto
La strategia potrebbe essere quella di attingere alle risorse già stanziate per i due rinnovi contrattuali successivi,
con l’ultima Legge di Bilancio, chiedendo un anticipo o un impegno semi-immediato. In questo modo gli aumenti sarebbero più sostanziosi.
Sindacati come Anief punteranno anche sull’introduzione dei buoni pasto per il personale scolastico, altro tema che necessità però il reperimento di ulteriori fondi al momento non disponibili.