Non è affatto tramontata l’ipotesi di introdurre i buoni pasto nella scuola a beneficio del personale scolastico. Dopo la bocciatura degli emendamenti che avrebbero consentito di introdurre questo beneficio sin da subito, all’interno del decreto scuola, la partita i giocherà in occasione del rinnovo del contratto scuola. Sindacati come Anief, promotori dell’iniziativa, minacciano di non firmare se non verranno accontentati su un diritto riconosciuto ormai a tutti i dipendenti pubblici (addirittura a quelli in smart working).
Le altre richieste oltre i buoni pasto
Non sarà l’unica richiesta che Anief farà in sede di rinnovo contrattuale (oggi Valditara ha auspicato una firma in tempi brevi, per consentire di anticipare subito gli aumenti 2025/27), dal momento che è già in programma la proposta di utilizzo delle risorse a disposizione, che ammontano a 300 milioni di euro, per aumentare il salario accessorio di docenti e Ata.
Un importo che verrà poi ridiscusso più in là quando si affronterà il tema in occasione delle risposte che vorrà dare il Governo con la prossima legge di bilancio.
Nelle intenzioni di Anief i buoni pasto saranno scollegati da criteri di presenza fisica e orario lavorativo minimo. Saranno un diritto di tutto il personale scolastico, (docente, ATA, educatore) a prescindere dalla modalità di lavoro svolto, in presenza o in smart working.
Dove reperire i fondi per i buoni pasto
La strategia di Anief è introdurrei buoni pasto con il meccanismo della formazione retribuita nel precedente rinnovo di contratto. Si dovrebbe procedere con una rivisitazione della tabella stipendiale per confermare l’attenzione verso i precari neo-assunti.
Il problema dei buoni pasto si lega naturalmente alla disponibilità di fondi, ma la soluzione di Anief è di impiegare i risparmi legati alla mancata attivazione dei profili professionali Ata, di quelli statali che finanziano la formazione incentivante per vice-dirigente scolastico e figure di sistema che non hanno più l’indennità di reggenza, e quelli per la valorizzazione del sistema scolastico, oltre a quelli sul dimensionamento da distribuire agli ex Dsga. Un budget di oltre 250 milioni di euro non sufficienti a finanziare i buoni pasto di 13 euro al giorno.
Il Governo dovrà infatti impegnarsi a reperire altre risorse con cui allineare gli stipendi del personale scolastico a quelli del resto della pubblica amministrazione in Italia, avvicinandoli a quelli dei colleghi europei.