Dopo Pasqua, per la precisione la prima settimana di maggio, ci saranno nuovi incontri all’Aran per definire il rinnovo del contratto scuola per il triennio già scaduto, e sarà l’occasione per discutere nuovamente dell’aumento dello stipendio del personale scolastico. Le ultime cifre messe sul tavolo dal Governo, non è una novità, non soddisfano i sindacati che li ritengono assolutamente inadeguati rispetto al resto della pubblica amministrazione, dei colleghi europei, e dell’aumento del costo della vita in relazione all’aumento dell’inflazione.
500 euro di aumento
Anche in quest’ottica, i sindacati stanno proponendo un progetto di più ampio respiro per quel che riguarda le retribuzioni dei docenti, che implica un piano di aumenti salariali fino al 2023.
L’obiettivo è appunto ridurre il gap tra comparto scuola e resto delle altre amministrazioni pubbliche. L’obiettivo dichiarato da parte di Anief e Cisal è consentire entro il 2023 al personale scolastico di beneficiare di un aumento di stipendio medio mensile di 500 euro.
La proposta è stata già presentata, e comporta una revisione dei meccanismi di riparto delle risorse per i rinnovi dei contratti collettivi nazionali 2025-2027 e 2028-2030.
Non si potrà prescindere, per ottenere il risultato proposto, da una politica di stanziamenti aggiuntivi.
In attesa del taglio del cuneo fiscale
Inclusi nella proposta generale anche alcuni punti essenziali da anni proposti dai sindacati come l’abbattimento della disparità di trattamento tra personale precario e di ruolo, il recupero dell’anno 2013 ai fini della carriera e non solo.
Non c’è solo l’obiettivo finale di aumentare di 500 euro entro il 2023 gli stipendi del personale scolastico, ma anche una ristrutturazione generale di alcuni aspetti salariali del mondo della scuola, a cominciare dalla defiscalizzazione del salario accessorio e l’espansione delle misure di welfare integrativo.
Il tutto mentre lo stipendio di aprile è stata l’ennesima delusione per il personale della scuola, caratterizzato da retribuzioni in media inferiori di 100€ rispetto alle attese e con il taglio del cuneo fiscale ancora assente, compreso il saldo degli arretrati a partire dallo scorso gennaio, data della sua entrata in vigore, per il momento solo formale.