Concorso scuola 2018: 24 cfu programmi da studiare per singola classe di concorso

Il Ministero avvia la riforma dell’accesso all’insegnamento: tra novità, transizione e requisiti, cambia tutto per aspiranti docenti e precari.

24 CFU obbligatori per chi entra senza abilitazione

Dal 2018 il reclutamento dei docenti subisce una svolta decisiva. Per partecipare al concorso ordinario per la scuola secondaria, sarà necessario possedere una laurea magistrale o un titolo equipollente, coerente con le classi di concorso vigenti, insieme a 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie didattiche. Almeno sei crediti per ciascuno di tre dei quattro ambiti previsti saranno obbligatori: pedagogia, psicologia, antropologia e metodologie didattiche.

Requisiti analoghi anche per gli insegnanti tecnico-pratici, ai quali sarà richiesto un diploma accademico di primo livello o una laurea triennale compatibile con la propria classe di concorso, oltre ai medesimi crediti formativi. I 24 CFU potranno essere conseguiti in forma curricolare, aggiuntiva o extracurricolare e il loro costo non potrà superare i 500 euro, con esenzioni parziali per chi ha già acquisito crediti utili durante il percorso universitario.

Le vie transitorie per abilitati e precari con tre anni di servizio

Il piano del Ministero dell’Istruzione prevede anche una fase transitoria. Potranno accedervi i docenti abilitati, gli inseriti in GaE o GM 2016 e coloro che abbiano maturato almeno tre anni di servizio negli ultimi otto anni scolastici. Per gli abilitati è prevista una procedura riservata per titoli e colloquio, finalizzata all’accesso diretto al terzo anno del FIT, il nuovo percorso triennale di Formazione Iniziale e Tirocinio. L’inserimento nella graduatoria regionale ad esaurimento avverrà sulla base del punteggio ottenuto tra titoli e colloquio didattico-metodologico.

I docenti non abilitati con servizio triennale dovranno invece superare un concorso straordinario con prova scritta e orale, che consentirà l’accesso al primo e terzo anno del FIT, escludendo il secondo anno. Il percorso si concluderà con un esame finale, il cui risultato determinerà il punteggio di graduatoria utile per l’immissione in ruolo.