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Scuola

Sciopero scuola 20 novembre 2026: non basterà il dietrofront sui tagli a 7mila posti di lavoro

Il dietrofront del Governo su tagli alla scuola, non ancora ufficializzato ma ampiamente anticipato dalle parole delle ultime ore di Salvini e Valditara, due esponenti della maggioranza che si sono detti sorpresi del provvedimento inserito nella manovra 2027 che comporterebbe una riduzione di un totale di 7mila posti nei prossimi anni tra docenti e Ata, non è sufficiente per calmare le acque.

Le motivazioni dello sciopero

Occupazione, salari, diritti dei lavoratori e giustizia sociale sono motivazioni alla base di un nuovo sciopero della scuola, già il terzo in due mesi di anno scolastico, programmato per il prossimo 20 novembre a livello nazionale. La mobilitazione coinvolgerà il personale di scuola, università, ricerca, AFAM, formazione professionale e istituti non statali.

Lezioni a rischio in tutta Italia, naturalmente in base alla singola adesione del personale scolastico che potrebbe partecipare a una mobilitazione che riguarderebbe tutta la giornata.

Il nuovo sciopero nazionale è stato proclamato dalla CGIL, proprio nei giorni in cui è ripresa all’Aran la trattativa per il rinnovo del contratto scuola relativo alla parte normativa, dopo l’accordo sulla parte economica raggiunto lo scorso inizio luglio e che ha comportato nuovi aumenti di stipendio e pagamento degli arretrati ad agosto, ritenuti però non ancora sufficienti per colmare il gap tra scuola e resto della pubblica amministrazione.

Il clima di protesta

Inadeguati soprattutto per allineare le retribuzioni al resto dei colleghi europei e soprattutto all’aumento del costo della vita. Da capire se di qui al 20 novembre il governo avrà già ufficializzato la marcia indietro rispetto al taglio dei 7mila posti di lavoro inseriti nell’ambito della Legge di Bilancio 2027. Una decisione che potrebbe parzialmente ridimensionare i motivi della protesta, che si estendono però su molti altri fronti, come detto soprattutto quello economico.

L’auspicio è che le manifestazioni studentesche e non solo si possano svolgere in un clima di protesta civile e non degenerino in atti di violenza e teppismo, seppur isolati, come quelli che hanno coinvolto la città di Milano e non solo qualche settimana fa.

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