Nessun taglio alle cattedre nonostante la notizia della riduzione prevista dalla Legge di Bilancio 2027. Lo assicura l’Onorevole Bucalo, spiegando che con questo provvedimento “si riduce l’organico di potenziamento, ma non saranno tagliate cattedre”. La senatrice di Fratelli d’Italia non condivide l’interpretazione della misura inserita in manovra 2027 in base alla quale ci sarebbe all’orizzonte per la scuola un taglio di circa 7.000 insegnanti che interesserebbe le cattedre curricolari.
Impatto sull’organico del potenziamento
“Lo slogan sul presunto taglio di 7.000 insegnanti nella scuola pubblica è falso sotto il profilo numerico, tecnico e didattico”, assicura la parlamentare. Il taglio ci sarà ma riguarderà solo l’organico del potenziamento. Si procederà con una parziale mancata sostituzione del personale che andrà in pensione a partire da settembre 2027.
Secondo la senatrice Bucalo, il provvedimento impatterà per lo 0,5% su un organico complessivo superiore a 800.000 insegnanti, coinvolgendo solo cattedre destinate all’insegnamento curricolare.
La puntualizzazione della Bucalo arriva in seguito alle cifre contenute nella manovra in base alle quali è prevista una riduzione totale degli organici scolastici di 6.974 posti (di cui 2.049 ATA). Un provvedimento che consentirebbe alle casse dello Stato di risparmiare 83,9 milioni di euro nel 2027 e 251,7 milioni annui dal 2028.
L’impatto del calo demografico
Secondo la senatrice Bucalo, bisogna anche tenere presente la prospettiva della diminuzione della popolazione scolastica. La revisione degli organici è stata pensata anche valutando l’andamento demografico e gli impegni Pnrr. Non c’è da essere pessimisti quindi, perché l’andamento prevede che il rapporto numerico tra insegnanti e studenti migliorerà a dispetto della contrazione di organico.
Ricordiamo che la senatrice Bucalo è stata anche protagonista del Ddl presentato in Senato per l’istituzione del doppio canale di reclutamento docenti che consentirebbe di sbloccare le assunzioni docenti anche da graduatorie provinciali, affiancando questo canale a quello dei concorsi in modo da ridurre supplentite e precariato, strada che si sta provando a percorrere anche in questi giorni con diversi emendamenti al Decreto Scuola.