Scuola

Studenti in piazza, Galiano: “Basta violenza, limitatevi a invadere, bombardare e massacrare come noi adulti”

“Studenti e studentesse d’Italia e d’Europa, basta con queste violenze. Sono inaccettabili al massimo fate come noi adulti, limitatevi a invadere paesi, bombardare città, massacrare civili, sterminare popoli, lasciar morire migliaia di persone nel Mar Mediterraneo, sfruttare il lavoro e inquinare, distruggere la natura. Al massimo, ragazze e ragazzi, fate come noi”.

L’errore nel voler trovare chi ha ragione

Parte da una provocazione lo scrittore e insegnante Enrico Galiano, proposta con una iperbole volutamente ironica del Professor Matteo Saudino, in un reel diventato virale sul suo Instagram, per riflettere sugli avvenimenti degli ultimi giorni in piazza dove gli studenti stanno manifestando, a volte oltrepassando il limite, ma evidentemente segnale di un malessere latente che da troppo tempo stavano accumulando, covando una rabbia per le mancate risposte davanti alle loro esigenze riscontrate negli ultimi anni.

Una sorta di provocazione continua subita giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. E alla fine, si sa la reazione spesso è superiore alla provocazione stessa, di cui però va tenuto conto.

“È ovvio che distruggere una libreria è sbagliato, e che chi ha commesso lo scempio deve risponderne, mi sento perfino in imbarazzo a doverlo sottolineare. È quasi triste dover sempre spiegare che non stai giustificando nessuno, ma solo provando a fare un ragionamento per capire meglio la complessità del reale, che non è fatto solo di bianco o nero, né di ‘ha ragione la polizia’ o ‘hanno ragione i manifestanti’”.

La voce di chi non devasta

Lo scrittore e insegnante Enrico Galiano punta proprio su questo: perché il rischio che si corre è di condannare, giustamente, gli atti di violenza e le esagerazione nella manifestazione del dissenso, penalizzando il senso stesso della protesta collettiva e la sua importanza, di cui fa parte anche la voce di chi è rimasto nei limiti della legalità. “Ma tutti gli altri? Quelli che non hanno rotto niente? Cosa vogliamo dire a chi protesta perché siamo quasi a novembre e non hanno ancora il prof di matematica? Cosa vogliamo dire a chi è sceso in strada perché si parla di tetto agli stranieri mentre il tetto della sua scuola cade a pezzi? Come vogliamo rispondere a chi ha portato lo striscione in piazza per chiedere di avere la carta igienica a scuola?”.

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