Il doppio canale di reclutamento dei docenti continua a essere uno degli obiettivi su cui punta Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della commissione Cultura del Senato. In un’intervista rilasciata a In Lucca Veritas, Pittoni ha fatto il punto sul percorso avviato negli ultimi anni, soffermandosi soprattutto sui prossimi passaggi che potrebbero interessare i docenti inseriti nelle Graduatorie provinciali per le supplenze.
Secondo Pittoni, un sistema che favorisca maggiormente le assunzioni a tempo indeterminato potrebbe contribuire in modo concreto a ridurre la cosiddetta “supplentite” e, di conseguenza, ad aumentare la continuità didattica nelle scuole.
«Agevolando le assunzioni a tempo indeterminato, il doppio canale di reclutamento dei docenti consentirebbe di superare la “supplentite”, garantendo un livello di continuità didattica che non si vede da tempo. Potrebbe davvero fare la differenza, elevando la qualità dell’insegnamento», ha spiegato.
Il progetto del doppio canale e il riferimento a Mattarella
Pittoni è il primo firmatario del ddl 1920 del 2020, proposta che aveva rimesso al centro la possibilità di affiancare alle tradizionali procedure concorsuali un ulteriore canale di accesso al ruolo.
Nell’intervista a In Lucca Veritas, l’esponente della Lega ricorda però che l’idea ha radici più lontane e cita l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ministro dell’Istruzione nel 1989.
«A quel tempo era considerato inaccettabile non garantire a tutti gli studenti i loro insegnanti titolari dal primo giorno di scuola», ricorda Pittoni, spiegando che durante la pandemia il problema della continuità del personale scolastico tornò con forza.
La proposta non trovò però spazio durante il periodo in cui il ministero dell’Istruzione era guidato da Lucia Azzolina e da qui, spiega Pittoni, nacque la decisione di depositare formalmente il disegno di legge, anche per non disperdere il lavoro svolto.
I quattro passaggi della strategia
Con il PNRR, sostiene Pittoni, lo scenario è diventato più complicato. Il confronto con Bruxelles, nato soprattutto per verificare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia, sarebbe stato utilizzato anche per cercare di modificare alcuni degli aspetti del sistema di reclutamento introdotto negli anni precedenti.
Pittoni riassume il percorso in quattro obiettivi.
Il primo era la restituzione, quando possibile, delle graduatorie di merito ai concorsi per docenti. Il secondo consisteva nel rendere strutturale la possibilità di raggiungere il ruolo per merito anche senza essere costretti a partecipare continuamente a nuove procedure concorsuali.
Il terzo passaggio è quello che interessa direttamente le GPS: trasformarle, almeno nella prospettiva indicata da Pittoni, da Graduatorie provinciali per le supplenze in vere e proprie Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo, le cosiddette GPSR.
Il quarto riguarda invece un tema economico: ridurre il divario di spesa tra docenti di ruolo e supplenti, così da rendere più semplice per lo Stato autorizzare nuove stabilizzazioni.
Idonei ed Elenchi regionali: “Non più un selezionificio senza fine”
Una parte del percorso, secondo Pittoni, è stata già realizzata.
Gli accordi iniziali legati al PNRR, ricorda, prevedevano concorsi annuali senza una vera prospettiva di permanenza in graduatoria per chi avesse superato le prove senza rientrare tra i vincitori. Dopo il confronto con la Commissione europea sono invece tornate le graduatorie di merito e sono stati introdotti anche gli Elenchi regionali.
Gli idonei PNRR, nei primi tre anni, concorrono al 30% dei posti messi a disposizione secondo le regole previste, mentre gli idonei dei concorsi dal 2020 in avanti possono accedere agli Elenchi regionali previsti dalla normativa.
Per Pittoni si tratta soprattutto di aver costruito un sistema che eviti ai candidati di ricominciare continuamente da zero.
«Con gli Elenchi regionali abbiamo gettato le basi affinché chi desidera intraprendere la carriera dell’insegnante non si ritrovi più a entrare in una sorta di “selezionificio” senza fine», afferma.
Il risultato immediato potrebbe comunque essere limitato dal numero di posti disponibili. L’obiettivo, secondo Pittoni, è creare un meccanismo destinato a produrre effetti soprattutto dopo l’esaurimento della fase dei concorsi PNRR.
A questo proposito ricorda quanto accadde nel 2023, quando, in assenza dei vincitori del PNRR1, furono assunti oltre 22 mila idonei dell’ordinario 2020.
Dopo gli idonei, l’attenzione passa alle GPS
È probabilmente questo il passaggio più interessante dell’intervista per i docenti precari.
Pittoni conferma che il lavoro si starebbe ora spostando sul cosiddetto “precariato storico”, partendo proprio dalle GPS.
In passato le Graduatorie provinciali per le supplenze sono già state utilizzate per l’accesso al ruolo sia sul sostegno sia sul posto comune, anche se successivamente il meccanismo è stato mantenuto principalmente sul sostegno.
Per Pittoni questo precedente è importante perché dimostra che il sistema può funzionare.
«L’accesso al ruolo da GPS, ispirato all’articolo 59 della Legge 106 del 23 luglio 2021, è infatti a tutti gli effetti un tassello già collaudato del meccanismo presente nel mio ddl 1920/2020», sottolinea.
L’obiettivo dichiarato resta quello di costruire un sistema nel quale nessuna categoria di docenti precari venga esclusa in partenza dalla possibilità di arrivare alla stabilizzazione.
Nuovi concorsi solo dove servono davvero?
C’è infine il tema dei prossimi concorsi.
Pittoni ricorda che con l’ultima Manovra il Governo si è impegnato a valutare la possibilità di sospendere o limitare nuovi concorsi per i profili professionali per i quali esistono già graduatorie vigenti, privilegiandone lo scorrimento.
Al momento, precisa, non è stata presa alcuna decisione sulla durata di un’eventuale pausa prima del prossimo concorso scuola.
La novità più significativa sarebbe però un’altra.
Secondo quanto riferito da Pittoni nell’intervista a In Lucca Veritas, Bruxelles starebbe mostrando disponibilità a ragionare su bandi mirati, da utilizzare soltanto nelle classi di concorso o nei territori nei quali non sia più presente nelle graduatorie personale con i requisiti necessari.
Un’impostazione quasi opposta a quella dei concorsi PNRR, caratterizzati dalla necessità di bandire procedure con una periodicità molto più ravvicinata.
Se questa linea venisse confermata e successivamente tradotta in norme, potrebbe cambiare parecchio lo scenario: prima lo scorrimento delle graduatorie esistenti e soltanto dove queste non riescono più a fornire candidati disponibili l’apertura di un nuovo concorso.
Resta però ancora da completare il passaggio forse più delicato, quello delle GPS verso il ruolo. È su questo terreno che nei prossimi mesi si capirà se il doppio canale resterà un progetto politico o riuscirà effettivamente a entrare in modo strutturale nel sistema di reclutamento della scuola italiana.