La recente informativa tra ministero e sindacati è stata l’occasione per fare il punto della situazione su immissioni in ruolo e supplenze, con un occhio all’anno in corso ma soprattutto al futuro prossimo, con la convinzione che sia urgente un’inversione di tendenza rapida per far uscire la scuola italiana dalle sabbie mobili del precariato e della supplentite.
Il doppio canale di reclutamento
A settembre i contratti a termine risultano 182.000, con 121.000 incarichi su sostegno. Le immissioni in ruolo successive ai concorsi legati al PNRR hanno lasciato 23.200 cattedre non coperte, oltre il 40% dei posti potenzialmente utilizzabili. La conferma dei supplenti di sostegno su scelta delle famiglie ha riguardato circa il 24% dei casi. per i sindacati sono numeri che confermano come si tratti di una misura inadeguata, se il suo obiettivo era quello di garantire continuità didattica.
I sindacati hanno ribadito al ministero la necessità di accelerare nell’implementazione di alcune misure strutturali imprescindibili per stabilizzare i precari e dare continuità agli studenti, non solo sul sostegno. Si è parlato di doppio canale di reclutamento, ribadendo la necessità che ai concorsi ordinari venga affiancato un impiego strutturale delle graduatorie e delle GPS per immettere in ruolo su posti vacanti e disponibili. Resta sempre la soluzione in cima alla lista delle preferenze dei sindacati per valorizzare l’esperienza dei supplenti e ridurre i tempi di copertura delle cattedre, non solo sul sostegno.
Piano straordinario di assunzioni
Capitolo idonei: bene i recenti provvedimenti che consentono lo scorrimento del 30% dei posti disponibili e gli elenchi regionali, ma serve uno step successivo, ovvero assumere tutti gli idonei delle procedure concluse, evitando che posti autorizzati e non coperti vadano dispersi a fine anno.
A questo andrebbe affiancato un piano straordinario di assunzioni che possa consentire, finalmente, di trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Consentirebbe di allargare la base dei posti stabili e ridurre, nell’arco di 5-6 anni, la quota di precari verso un livello fisiologico, scongiurando il ricorso ciclico alle supplenze di lunga durata, comprese quelle su sostegno.