Sempre più a rischio i 500 euro garantiti di carta docente man mano che viene estesa la platea dei beneficiari

Un primo segnale, purché non sia l’ultimo: l’estensione della carta docente anche ai precari al 30 giugno è un importante passo in avanti (anche se comporta il rischio di riduzione dell’importo pro capite se non verranno stanziati altri fondi) ma ce ne sono altri da compiere per poter dire che i docenti non di ruolo vengono considerati allo stesso modo dei colleghi di ruolo.

Supplenze brevi di almeno 500 euro

Al momento restano fuori le supplenze brevi. Uno dei nodi da sciogliere, in vista di un’eventuale inclusione di questa categoria, è il limita da considerare per includere questo tipo di supplenze. Si pensa a supplenze brevi di almeno 150 giorni. Ma la priorità resta la questione dell’importo finale, che non sembra più poter essere garantito proprio in virtù dell’estensione della platea dei beneficiari.

Riuscirà il ministero a mantenere l’importo di 500 euro di bonus? E’ questa la sfida che renderebbe un successo l’allargamento della platea. In caso contrario, si potrebbe parlare di occasione persa.

La Carta del Docente al momento è un diritto che spetta ai docenti a tempo indeterminato e ai supplenti, con contratto al 31 agosto (con il DL 45/2025). Il prossimo passaggio sarà la concessione anche ai supplenti con contratto fino al 30 giugno e agli educatori. Ma non è un diritto già in vigore. Si aspetta in questo senso che il Decreto Scuola attualmente in esame al Senato. Si potrebbe ottenere in questo senso una decisione definitiva entro l’8 novembre.

L’estensione della platea di beneficiari

A spingere il Governo ad ampliare la platea dei beneficiari la posizione della Corte di Giustizia europea che ha sancito che il bonus spetta anche a coloro che hanno sottoscritto supplenze brevi e saltuarie, a partire da un minimo di 150 giorni di lavoro per anno scolastico.

Al momento l’emendamento non include i docenti con contratti inferiori al 30 giugno. Il prossimo passo è l’estensione anche a questi destinatari, purché non comporti una riduzione dell’importo pro capite, che al momento non è più garantito a 500 euro ma verrà modulato di anno in anno in base alle disponibilità delle casse ministeriali.