Aumento stipendio docenti e Ata, rinnovo in salita se non arrivano i fondi aggiuntivi anche per i buoni pasto

Serviranno risorse aggiuntive per arrivare alla firma del rinnovo del contratto scuola 2022-24. Le parti sono ancora lontane, e la partita si giocherà inevitabilmente sullo stanziamento di fondi utili a garantire aumenti di stipendio in linea con le aspettative dei sindacati e del personale scolastico.

Le risorse aggiuntive

I 240milioni annunciato dal ministero per un aumento una tantum, irrisorio sulla busta paga mensile dei docenti e del personale ata, non dovrebbe essere sufficiente a spostare gli equilibri. Anief chiede piuttosto risorse aggiuntive ai 500 milioni in modo da arrivare a un aumento dello stipendio del 6%, con 150 euro lordi medi in più.

C’è poi la battaglia di Anief sui buoni pasto, obiettivo particolarmente complicato da raggiungere se si considera che già Naddeo di Aran aveva anticipato che servirebbe uno stanziamento, per garantirli a tutto il personale scolastico, al momento difficile da ipotizzare.

La buona notizia è che nei giorni scorsi è stato approvato il decreto legge sulla Scuola che costituisce in qualche modo un primo passo verso una maggiore attenzione nei confronti del comparto istruzione. Ma non basta.

Tempistiche incerte sul rinnovo

La soluzione sarebbe attingere a risorse già individuate, come i risparmi che derivano dall’ordinamento Ata degli anni scorsi da 60 milioni di euro e i risparmi dalla valorizzazione dei docenti e degli Ata da altri 100 milioni di euro.

Consentirebbero di destinare ben 250 milioni di euro in più rispetto ai fondi attualmente individuati.

Il tavolo delle trattative si aggiorna il prossimo 24 settembre quando si cercherà di fare passi in avanti decisivi per trovare un accordo. L’obiettivo di rinnovare il contratto scuola entro l’estate è già venuto, meno, e avrebbe consentito di assicurare gli aumenti in busta paga già alla fine di quest’anno, probabilmente entro Natale, insieme al pagamento del saldo degli arretrati. Così non è stato e il rischio è di cristallizzare l’indennità di vacanza contrattuale in busta paga, trasformandola da strumento d’emergenza a elemento strutturale. Non un buon viatico per la valorizzazione del personale scolastico.