“In tre anni quasi 15mila in meno”. Le cifre dell’ultima Legge di Bilancio vanno lette in un’ottica più ampia, che rende il totale, se possibile, ancora più preoccupante. Alla riduzione di quasi 7mila posti tra docenti e personale ATA introdotta dalla Legge di Bilancio 2027, vanno aggiunti ulteriori tagli.
La posizione dei presidi
Lo sottolinea l’Associazione nazionale presidi (ANP) che proprio in virtù di questa situazione, chiede che le disposizioni vengano riviste in vista dell’esame parlamentare.
L’associazione dei dirigenti scolastici punta i riflettori sul fatto che nei prossimi tre anni si assisterà a una riduzione complessiva di 14.808 posti. Lo spiega il suo presidente Antonello Giannelli, snocciolando numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: ai 6.974 posti previsti dalla nuova manovra bisogna infatti sommare le riduzioni già ufficializzate dalla Legge di Bilancio 2025, pari a 5.660 docenti e 2.174 ATA.
Si arriverebbe quindi a un totale delle due misure di 14.808 posti, di cui 10.585 docenti e 4.223 appartenenti al personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
La giustificazione del potenziamento
“L’ANP non condivide questa scelta”, afferma Giannelli. L’errore, secondo l’Anp, è considerare il calo demografico un motivo per ridurre il personale e non come una possibilità per migliorare l’organizzazione scolastica e non come scusa per i tagli.
C’è poi la questione dell’organico dell’autonomia. La giustificazione che i tagli riguarderanno solo i posti di potenziamento, come spiegato dalla senatrice Bucalo, non convince. Si tratta infatti di personale che viene impiegato per le lezioni curricolari e le attività di potenziamento, personalizzazione degli apprendimenti e gestione delle esigenze organizzative.
Giannelli, ribadisce il monito: non bisogna ridurre queste risorse con leggerezza, perché sono utili a garantire anche vigilanza e sicurezza.