“I tagli alla scuola sono il simbolo di qualcosa di più grande e più grave, mi creda. Il discorso è molto più largo”. Lo ripete più volte, quasi a raccomandarsi, il conduttore di Dimartedì, Giovanni Floris a Il Fatto Quotidiano.
L’allarme di Floris
Secondo Floris “in Italia la scuola è diventata quello che non dovrebbe essere: un elemento politico”. Alla base del suo pensiero il fatto che per il ministro dell’Istruzione “l’umiliazione è formativa” e che la ministra dell’Università e della Ricerca “ha insultato degli studenti che protestavano, bollandoli come poveri comunisti”.
Per il conduttore la questione non è soltanto economica. Secondo Floris, i tagli sono il simbolo di una questione più grave, che riguarda il ruolo della scuola nella vita democratica e il modo in cui la politica la considera.
La posizione di Piccolotti
Ha affrontato la questione criticando il Governo anche Elisabetta Piccolotti sostenendo che “la legge di bilancio cancella 4.925 posti da docente e 2.049 di personale ATA. Sono 6.974 posti in meno dal prossimo anno scolastico, che si sommano ai tagli già decisi per un totale di 14.808 posti in tre anni. Il calo demografico è solo un alibi che potrebbe invece essere l’occasione per fare classi più piccole e accrescere la qualità della didattica invece lo usano per fare cassa”.
La visione di Bucalo
Non è d’accordo invece Elenca Bucalo di FdI, secondo cui con questo provvedimento “si riduce l’organico di potenziamento, ma non saranno tagliate cattedre”. La senatrice di Fratelli d’Italia smentisce quindi la narrazione secondo cui per la scuola si profilerebbe un taglio di circa 7.000 insegnanti che interesserebbe le cattedre curricolari.
“Lo slogan sul presunto taglio di 7.000 insegnanti nella scuola pubblica è falso sotto il profilo numerico, tecnico e didattico”, assicura la parlamentare. Il taglio ci sarà ma riguarderà solo l’organico del potenziamento, procedendo con una parziale mancata sostituzione del personale che andrà in pensione a partire da settembre 2027.