Scuola

Proteste studenti, De Luca: “Non dobbiamo insegnare storia, filosofia, matematica e scienze ma dare l’esempio”

“Se hai una manganellata fra capo e collo, è pure questa una bella lezione che non si dimentica”. Lo sostiene Vincenzo De Luca, commentando gli episodi che hanno coinvolto le protestee degli studenti nei giorni scorsi, sfociate in episodi di violenza che hanno riacceso i riflettori sulla situazione dei giovani di oggi, sui loro valori e sul ruolo di scuola e famiglia nella loro educazione.

Repressione immediata

Il sindaco di Salerno come sempre non usa mezzi termini per fotografare l’attualità filtrata attraverso la lente del suo particolare punto di vista: “Io credo che un poco alla volta dovremmo convincerci che questa linea che mi permetto di suggerire è l’unica possibile. La risposta alla violenza deve essere dura e immediata. Nessuna sovrapposizione di piani fra problemi di lungo periodo e l’oggi. Oggi occorre la repressione. Punto. Poi, da persone responsabili, dobbiamo sapere che siamo chiamati tutti quanti a fare un lavoro di lungo periodo”.

De Luca passa poi alla sua esperienza personale: “Mi è capitato di dire qualche volta, parlando con i giovani, quello che diceva un intellettuale francese, John Jores: «Insegniamo ai giovani non quello che sappiamo, ma quello che siamo»”.

E qui entra in gioco la scuola, che non deve limitarsi a insegnamenti nozionistici ma comportamentali: “Insegniamo ai giovani non le nozioni di storia, di filosofia, di matematica, di scienze. L’insegnamento più importante che arriva ai giovani è dato dal nostro esempio di vita”.

Un solo testimone

Sulla condizione giovanile: “Insegniamo ai giovani non quello che sappiamo, ma quello che siamo. Una delle cause di questa perdita di speranza nei giovani è che non hanno più esempi di grandi personalità, di grandi leader politici, religiosi, sindacali.

Abbiamo oggi un solo grande testimone di questi valori e non fa politica. È quell’uomo, anche fragile, vestito di bianco, che si è appena operato al Gemelli e che continua a ripetere il suo messaggio di pace, di solidarietà, di rispetto fra le persone, fra i popoli.

Auguriamoci che domani non succeda nulla a Milano o in altre città e, se qualcuno ha intenzione di andare a spaccare vetrine, che le forze di polizia usino senza preoccupazione quegli strumenti difensivi che pure hanno in dotazione.

Fra capo e collo, diciamo così, senza preoccuparsi, perché anche questa è un’iniziativa che ha un grande effetto pedagogico”.

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