E’ il tema del momento, le proteste giovanili e studentesche nelle piazze italiane contro la società in generale, le condizioni economiche ma anche il mondo della scuola. Proteste che hanno preso una deriva pericolosa con gli episodi di teppismo e devastazione che hanno spostato l’attenzione dalle ragioni delle proteste stesse verso un mondo giovanile in difficoltà.
La ricetta di Valditara
In un’intervista al Corriere, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara indica la strada per provare a uscire da questa situazione prima che peggiori ulteriormente. In questo senso, il ruolo della scuola resta centrale, con un lavoro che va naturalmente fatto di concerto con le famiglie.
Valditara insiste sulla necessità di “Educare al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia, al contrasto di ogni forma di violenza. Sono i principi che noi abbiamo messo per la prima volta nei programmi scolastici come obiettivi obbligatori. E la scuola deve anche insegnare i valori occidentali nati ad Atene, Roma e Gerusalemme. A partire dal rispetto di ogni persona, della libertà e della responsabilità, della buona fede. E c’è un problema di lingua”.
La questione Maranza
Il ministro dell’Istruzione torna su concetti già espressi nei giorni scorsi in occasione dei provvedimenti presi nell’ambito del Decreto Scuola, e che includono la necessitò di risolvere la questione degli studenti che conoscono poco l’italiano: “Gli studenti ma pure i genitori. C’è uno studio Ocse che lo documenta bene: se i genitori non conoscono la lingua e dunque non possono conoscere nulla della vita scolastica del figlio, se si disinteressano di quello che fa, ci sarà un minore inserimento scolastico da parte del giovane, un tasso più alto di abbandoni. E poi ti ritrovi i maranza”. Secondo Valdutara queste fasce di popolazione si raggiungono con la scuola, ma non va dimenticato il tema della legalità dal quale non si può prescindere in una società civile.
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