Le proteste giovanili degli ultimi giorni sono arrivate come un fulmine a ciel sereno e hanno rivelato un malessere certo noto ma evidentemente sottovalutato e che riguarda anche il mondo della scuola. Le chiavi di lettura che stanno arrivando dalla politica e non solo sono le più disparate, tra chi accusa i giovani, chi li difende e chi in qualche modo li giustifica considerato il contesto in cui sono costretti a crescere e le scarse prospettive che il Paese propone loro a livello economico e lavorativo.
Frustrazione profonda
“Nelle manifestazioni può accadere di tutto”, ha spiegato il filosofo Cacciari, che come tante figure rappresentative dei salotti tv italiani ha espresso la sua opinione su quanto sta avvenendo, “ma è evidente che la protesta nasce da un’insoddisfazione radicale, da una rottura generazionale, come c’è stata, a volte, anche nel passato”. Dietro ciò che sta accadendo, insomma, vi sarebbe un malessere profondo.
Cacciari si sofferma sul tentativo di comprendere, più che giustificare, cosa abbia potuto portare a una tale esplosione di rabbia, e non è difficile individuare una breve lista di cause possibili: “I giovani si sentono totalmente esclusi, senza prospettive e speranze”, ha spiegato Cacciari. “Basta vivere nel mondo della scuola o a contatto con loro per capire la frustrazione profonda che provano”, ha sottolineato.
Vergognose politiche dei padri
Secondo Cacciari, tra le principali motivazioni che stanno scatenando le proteste che stanno infiammando l’Italia, l’opposizione dei giovani rispetto alle “vergognose politiche dei padri”. Si sta arrivando quindi a una sorta di resa dei conti, con un inevitabile scontro generazionale che secondo certifica una volta per tutte “il fallimento della democrazia e l’assenza di risposte da parte dei governi dietro le proteste che sono esplose in Italia”. Più che un episodio isolato da comprendere, quindi, si tratterebbe di un campanello d’allarme da prendere in seria considerazione, per provare a porre rimedio prima che sia troppo tardi, ammesso che il tempo sia già scaduto senza che ce ne sia resi conto.