Interviene anche lo psichiatra Paolo Crepet sul grande tema giovanile e scolastico del momento, quello degli scontri in piazza con le proteste giovanili che in alcuni casi hanno degenerato fino ad arrivare a veri e propri episodi di guerriglia urbana. In un’intervista concessa a La Stampa, lo psichiatra come a volte ama fare, ricorre a una provocazione per individuare quelle che sono a suo avviso distorsioni del sistema scolastico meno appariscenti di stipendi bassi agli insegnanti, precariato e prospettive di lavoro, ma che in maniera subdola minano la credibilità della scuola stessa: “Io protesterei contro la chat dei genitori, il registro elettronico, l’orario d’ingresso a scuola”.
La responsabilità dei genitori
Le responsabilità, come spesso ha avuto modo di sottolineare Crepet nei suoi interventi, non possono essere scaricate tutte addosso ai ragazzi, ma vanno attribuite anzitutto ai genitori e al mondo degli adulti in generale: “Dobbiamo essere noi i primi a credere in loro, a crescerli come persone autonome. Devono andare in piazza e prendersi tutte le responsabilità. Se la cosa degenera, te ne vai e la volta dopo torni e ti inventi qualcosa di diverso” ha dichiarato lo psichiatra.
Poi la sua visione del mondo giovanile, lontana da quella che si tende a dipingere troppo stesso, attribuendo loro una fragilità probabilmente eccessiva: “O i giovani sono degli psicolabili e quindi è vero che servono psicologi in tutti i licei del mondo o sono delle persone da ascoltare perché hanno delle idee” afferma nell’intervista Crepet.
Il ruolo dei social
Infine, il contesto sociale, anzi social. Internet, l’intelligenza artificiale, il ricorso costante alla realtà virtuale degli smartphone che filtra la verità e mescola tutto rendendo il mondo un grigio in cui diventa poi per menti che si stanno ancora formando difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è: “Con lo scrolling sui social ti passano davanti mille immagini: il gol della domenica e il bimbo ammazzato. Dal bene al male, dal carino all’orrore. Così tutto si azzera, i colori si confondono e resta il nero”.