La scuola e la famiglia hanno progressivamente perso il loro ruolo educativo, lasciando spazio a un modello nel quale il permissivismo e la rinuncia a determinati valori rischiano di compromettere la formazione delle nuove generazioni. È questa la riflessione dello psichiatra Paolo Crepet, che, in un’intervista a Quotidiano.net, affronta il tema dell’educazione, soffermandosi in particolare sul rapporto tra scuola, genitori e studenti.
“Scuola e famiglia sono due istituzioni che abbiamo ormai letteralmente tolto di mezzo”, afferma Crepet, individuando nelle trasformazioni degli ultimi decenni alcune delle cause della situazione attuale.
“Le scelte improntate a un eccessivo permissivismo, l’abolizione del merito, la cancellazione di valori che fino a un certo periodo storico erano stati universalmente condivisi: tutto questo ha creato un cortocircuito tra scuola e famiglia”.
Secondo lo psichiatra, le conseguenze di questo cambiamento sono ormai evidenti e difficili da correggere. “Da tempo le cose hanno subito un forte degrado e adesso ci troviamo di fronte a una situazione difficilmente reversibile”.
Crepet non esclude che le trasformazioni sociali possano portare anche a nuove prospettive, ma invita a interrogarsi sulla direzione intrapresa: “Sappiamo bene che il mondo è sempre soggetto a cambiamenti. Naturalmente, sarà interessante scoprire se quelli attuali si riveleranno utili all’evoluzione o meno”.
Il ruolo della scuola nell’educazione degli studenti
Uno degli aspetti centrali dell’intervento riguarda la funzione educativa della scuola, che in passato, secondo Crepet, non si limitava alla trasmissione delle conoscenze, ma contribuiva alla crescita personale degli studenti e alla costruzione di regole di comportamento condivise.
“Una volta l’idea stessa di educazione assumeva un valore collettivo, un’idea non a caso collegata alla scuola, che non solo ci forniva nozioni, ma aveva anche un ruolo formativo sul piano caratteriale e del comportamento nei riguardi degli altri”.
Il riferimento è a un modello educativo nel quale insegnanti e famiglie riconoscevano principi comuni, attribuendo alla scuola una responsabilità che andava oltre l’apprendimento delle singole discipline.
“Questo era un modello condiviso di educazione: era quello riconosciuto da ciascuno, era l’educazione di Don Milani e di tutti i grandi pedagogisti del ’900”, sottolinea lo psichiatra.
Crepet richiama le responsabilità delle famiglie
Nelle parole di Crepet emerge anche una critica al progressivo indebolimento del ruolo educativo dei genitori. La scuola, nella sua analisi, non può essere considerata l’unica istituzione responsabile della formazione dei ragazzi, perché il primo riferimento educativo dovrebbe essere proprio la famiglia.
“Sta di fatto che le basi dell’educazione dovrebbero partire dalle famiglie, che ormai non ne riconoscono più i principi, ritenendoli secondari rispetto a ben altri aspetti ed esigenze della vita, così come viene intesa ai giorni nostri”.
Il rischio, secondo lo psichiatra, è quello di un sistema educativo nel quale la necessità di stabilire regole, affrontare difficoltà e richiedere impegno venga progressivamente sostituita da atteggiamenti più permissivi.
“Quindi vige una sorta di qualunquismo educativo, ormai quasi universalmente adottato, perché, tutto sommato, il lassismo è anche sinonimo di comodità e di disimpegno, evitando le strade strette dell’immancabile sacrificio pedagogico”.
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