Paolo Crepet torna sui fatti di Milano e sulle proteste degli ultimi giorni in tutta Italia, sintomo di un disagio giovanile e di una crisi della genitorialità che affonda radici più profonde. Lo psichiatra non lascia naturalmente la scuola fuori dall’elenco dei colpevoli di questa deriva di responsabilità e principi, e lo fa nel corso di un’intervista a Il Giornale.
La responsabilità della scuola
E lo fa prendendo spunto da una delle novità degli ultimi anni, che a suo avviso ha costituito uno spartiacque tra un certo modo di responsabilizzare i ragazzi e non farlo più, controllandoli h24: “Ci sono tutte le ragioni per protestare contro questa scuola. Le faccio un esempio: il registro elettronico. E’ una spada contro la libertà dei ragazzi. Una forma insopportabile di controllo. Comincino da li a protestare: escano tutti da scuola e dicano: non rientriamo finché non abolite il registro elettronico”.
Scuola a parte, Crepet punta il dito contro la crisi di valori che attanaglia i giovani di oggi, e che ridimensiona anche la portata delle loro proteste, che poi spesso sfociano in violenza gratuira: “In piazza non vedo nessun ribelle. La rivolta è un’altra cosa”.
La responsabilità degli adulti
A chi li giustifica parlando di disagio sociale Crepet risponde così: “”Ma valà! Ma quale disagio sociale? Chi ha il disagio: quelli che vanno a prendere d’assalto i Footlocker e i rolex? Dire che son mossi dal disagio mi pare un modo di vedere le cose razziste nei confronti di quelli che davvero hanno il disagio sociale”.
Scuola ma anche mondo degli adulti in generale, di cui naturalmente fanno aprte anche i genitori: tra i colpevoli e resposnabili della crisi del mondo giovanile ci sono in primis loro: “Questo l’abbiamo voluto noi. Tutti. Perché noi abbiamo dato loro un pacchetto enorme di libertà senza alcuna responsabilità. Gli abbiamo detto: fai quello che vuoi e non ti preoccupare perché tanto hai lo zio avvocato”. Della situazione delle scuole ha parlato anche Selvaggia Lucarelli.