“Noi diciamo sempre: ‘Eh vabbè, ma a scuola i professori, gli insegnanti devono dire ai ragazzini cosa devono fare sul web’, ma chi lo dice agli insegnanti? Cioè, chi insegna agli insegnanti?”. E’ la provocazione della scrittrice e giornalista Selvaggia Lucarelli, intervenuta come tanti opinionisti e non solo in questi giorni sulle vicende di piazza che hanno coinvolto tutta Italia, e che hanno visto protagonisti ragazzi, anche giovanissimi e studenti.
I fatti di piazza
La riflessione della Lucarelli è stata espressa nel corso dell’ultima puntata del podcast Non lo faccio x moda, condotto da Giulia Salemi, influencer e personaggio televisivo. L’incontro è stata l’occasione anche per parlare della scuola e del suo ruolo nell’educazione e crescita dei ragazzi, al di là della funzione didattica.
Non è la prima volta che la Lucarelli si interessa a ciò che accade nelle scuole con particolare riferimento agli episodi violenti, che quasi sempre coinvolgono minorenni anche con situazioni gravi come i recenti accoltellamenti ad insegnanti.
Secondo Lucarelli, è importante definire il ruolo di genitori e docenti: “Ascoltarli e chiederci cosa stanno facendo nella loro cameretta. Questi ragazzi non sono ascoltati, non hanno interlocutori, sono soli, c’è un profondo senso di solitudine in loro e quindi cercano stimoli, compagnia. Spesso trovano chi li adesca e, essendo in un’età spesso molto plasmabile, molto malleabile, li fanno diventare ciò che vogliono. Tra l’altro sono giovanissimi: questi ragazzi spesso non hanno neanche 13 anni, quindi agiscono sapendo che non saranno poi imputabili e quindi sanno di potere fare qualsiasi cosa perché poi non possono di fatto essere neppure processati”.
Chi insegna agli insegnanti?
Poi conclude con una riflessione e un invito a chi è direttamente coinvolto nelle loro vite, genitori e docenti: “Secondo me bisogna mettersi profondamente in ascolto e poi avere un minimo di educazione digitale. Non possiamo più dire: ‘Eh ma che ne so io, non so cos’è quello, non so cos’è Fortnite, non so cos’è’; dobbiamo chiederci se non è il caso di imparare un po’ il loro linguaggio, il loro mondo”.
E poi conclude con una provocazione: “Noi diciamo sempre: ‘Eh vabbè, ma a scuola i professori, gli insegnanti devono dire ai ragazzini cosa devono fare sul web’, ma chi lo dice agli insegnanti? Cioè, chi insegna agli insegnanti?“.