Proseguono le polemiche in seguito agli scontri e le devastazioni dei giorni scorsi che hanno accompagnato le manifestazioni studentesche. Il dibattito è aperto e il confine tra protesta e violenza si è andato assottigliando sempre più. La politica ha espresso le sue opinioni a vari livelli e anche il mondo degli opinionisti, giornalisti compresi.
L’incontro con le forze dell’ordine
Ha preso naturalmente posizione anche il ministro Valditara: “Ho voluto portare personalmente il mio saluto e la mia sentita riconoscenza alle Forze dell’Ordine per la difficile situazione che hanno dovuto affrontare e gestire in questi giorni, contrastando la violenza e la devastazione attuate da gruppi di giovani delinquenti nelle principali città italiane. Grazie per tutto ciò che avete fatto e continuerete a fare, con dedizione e coraggio, per tutelare e proteggere il nostro Paese”.
Ma FLC CGIL ha polemizzato con il ministro, sostenendo che “confonde deliberatamente la violenza” con la legittima protesta di studenti, lavoratori e cittadini che scendono in piazza per difendere l’istruzione pubblica.
La critica dei sindacati
Il sindacato ha ribadito di essere “apertamente e nettamente distante” dalla violenza. Ma ritiene anche “un goffo tentativo di spostare l’attenzione” l’accusa rivolta al sindacato di mancare di democrazia, distogliendo da problemi che “soffocano la scuola italiana”.
Poi un appello a Valditara: “Il ministro, conclude, ascolti “la voce reale delle comunità scolastiche invece di denigrarle”. Valditara ha anche detto: “La polizia francese utilizza metodi decisamente più duri, che probabilmente l’opposizione avrebbe persino definito fascisti. Ieri ero qui, in piazza Duomo, e per poco non sono stato colpito alla testa da una pietra”. Sugli scontri: “Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni”.
Giuseppe Cruciani a la Zanzara aveva detto: “Il manganello della polizia è salutare”. Il conduttore di Radio 24: ha aggiunto: “E qualcuno ha il coraggio di augurarsi che ragazzi, che gruppi di delinquenti, li chiamo io comunque, ragazzi, studenti, imitino i loro coetanei in Spagna e in Francia“.