Brusco stop, non necessariamente definitivo, alla possibilità di introdurre i buoni pasto all’interno del mondo della scuola per docenti e Ata. Non è stato dichiarato ammissibile l’emendamento presentato al Decreto PA 144/2026.
Buoni pasto oltre le sei ore
La battaglia, portata avanti anche dai sindacati come Anief che puntano all’introduzione di questo beneficio nell’ambito della contrattazione per il rinnovo della parte normativa del contratto scuola che scade nel 2027, dopo la firma su quello economico lo scorso luglio, è finalizzata ad equiparare il personale scolastico al resto della pubblica amministrazione in Italia.
Al momento, solo il personale scolastico risulta escluso da questo beneficio riconosciuto ai colleghi della Pa. E così non ne possono beneficiare docenti, educatori e personale Ata delle scuole statali. L’obiettivo sarebbe garantire i buoni pasto a chi lavora oltre le sei ore. Rientrerebbero nel beneficio le attività funzionali e gli altri impegni obbligatori legati al servizio.
L’emendamento puntava poi a stabilire modalità e criteri di erogazione proprio nell’ambito del rinnovo di contratto scuola parte normativa in programma nelle prossime settimane.
La battaglia continua
La bocciatura arriva nonostante si fosse pensato anche alla copertura economica, che doveva essere garantita dal ricorso a un fondo dedicato al Ministero dell’istruzione e del merito, attivo dal 2027, con 250 milioni di euro il primo anno e 450 milioni dal 2028.
Tra i sindacati esposti in prima linea per l’ottenimento dei buoni pasto c’è come detto ANIEF: “L’assegnazione dei buoni pasto al personale scolastico per via contrattuale è possibile. Nel Contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021 il nostro sindacato ha infatti ottenuto, proprio con la contrattazione integrativa, la formazione retribuita in orario di servizio; adesso, allo stesso modo, all’interno del Ccnl 2025-2027 vogliamo i buoni pasto”.
Marcello Pacifico, presidente del sindacato spiega: “Docenti e personale Ata risultano sinora tra gli esclusi del comparto pubblico da tale benefit giornaliero. Ma lavoratori della scuola non sono figli di un dio minore, hanno le stesse responsabilità, gli stessi doveri e quindi uguali diritti rispetto agli altri pubblici dipendenti. Vale la pena ricordare che il buono pasto serve e non certo per comprare il pane: è un diritto protetto dall’Unione europea e da destinare, sempre per via contrattuale, a chi lavora più di sei ore al giorno”.