Il nulla di fatto in sede di contrattazione Aran per la parte normativa del rinnovo di contratto scuola congela per il momento anche il diritto di insegnanti e personale ATA che ancora non ricevono i buoni pasto, anche quando lavorano per più di sei ore nella stessa giornata. Il tutto mentre in altri settori pubblici, come l’università e la sanità, questo beneficio è già previsto.
Marcello Pacifico, presidente dell’ANIEF, uno dei principali sostenitori della necessità di introdurre questo diritto nella scuola, il problema riguarda circa 1,2 milioni di lavoratori della scuola. Il punto non è soltanto la mancanza di denaro, ma soprattutto l’assenza di una norma contrattuale che riconosca chiaramente il buono pasto come un vero diritto.
Perché è importante riconoscere prima il diritto
Pacifico insiste su una distinzione fondamentale: una cosa è promettere o ipotizzare i buoni pasto, un’altra è inserirli formalmente nel contratto. Lo spiega a Orizzonte Scuola.
Finché il diritto non viene scritto e riconosciuto, il dipendente scolastico non può pretenderne l’applicazione e non potrebbe neppure rivolgersi con successo al tribunale per ottenere il ristoro.
Per questo prima bisogna riconoscere il diritto ai buoni pasto, successivamente bisogna trovare le risorse per pagarli.
Per ANIEF, quindi, l’urgenza principale non è avere immediatamente tutti i finanziamenti, ma inserire il principio nel contratto. Una volta riconosciuto, il diritto diventerebbe concretamente rivendicabile.
La proposta della contrattazione di istituto
Il sindacato propone di utilizzare anche la contrattazione di istituto, cioè gli accordi stipulati all’interno delle singole scuole.
Il modello richiamato è quello della sanità, dove la contrattazione integrativa avviene nelle aziende ospedaliere. Allo stesso modo, le scuole potrebbero stabilire a livello locale come utilizzare le risorse disponibili per riconoscere i buoni pasto al personale che svolge turni prolungati.
Non significa che ogni scuola potrebbe automaticamente iniziare a distribuire ticket. L’idea è che il contratto nazionale riconosca il diritto generale e che la contrattazione di istituto ne regoli l’applicazione concreta.
Da dove arriverebbero i soldi
Secondo Pacifico, una parte delle risorse potrebbe essere recuperata dai fondi di istituto, con alcuni costi legati alla formazione incentivata e alle cosiddette figure di sistema che potrebbero essere finanziati diversamente. In questo modo si libererebbero somme attualmente presenti nei fondi delle scuole.
Queste risorse, stimate in centinaia di milioni di euro, potrebbero essere utilizzate anche per finanziare i buoni pasto.
L’accusa al governo
Secondo ANIEF, il governo avrebbe già assunto un impegno per risolvere il problema oltre un anno e mezzo prima, attraverso il confronto all’Aran e una risoluzione parlamentare, impegno rimasto soltanto sulla carta. Nel frattempo, docenti e ATA continuano a lavorare anche per giornate prolungate senza ricevere alcun ristoro.
Quanto costerebbe
Il testo stima in circa 500 milioni di euro all’anno il costo necessario per estendere i buoni pasto a tutto il personale scolastico.
È una cifra considerevole, ma secondo ANIEF potrebbe essere almeno parzialmente coperta attraverso una diversa distribuzione delle risorse presenti nei fondi delle scuole.
