In Emilia-Romagna molte famiglie stanno chiedendo di poter mandare i figli a scuola già prima dell’inizio ufficiale delle lezioni, confermando il successo dell’iniziativa per l’avvio dell’anno scolastico anticipato al 31 agosto. Una proposta sperimentale che potrebbe essere allargata in futuro anche ad altre regioni se verrà riscontrato un impatto positivo da parte delle famiglie, ma che sarebbe di non facile gestione dal punto di vista del reclutamento del personale.
I progetti sperimentali
Che l’iniziativa potesse avere successo, era prevedibile: tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, molti genitori hanno già ripreso a lavorare, mentre le scuole sono ancora chiuse. I progetti sperimentali di Bologna e Forlì cercano quindi di coprire questo periodo offrendo ai bambini attività educative e ricreative gratuite.
A Bologna, il progetto “La scuola che parte insieme” ha ricevuto circa 900 iscrizioni soltanto nel primo giorno, su 2.500 posti disponibili. Visto il forte interesse, il Comune ha deciso di coinvolgere altre scuole. Le attività sono rivolte agli alunni della primaria e si svolgono nelle due settimane precedenti l’inizio delle lezioni.
A Forlì, invece, sono arrivate 763 domande e sono state tutte accolte. La maggior parte dei bambini parteciperà dal 31 agosto all’11 settembre, mentre altri frequenteranno soltanto una settimana. Sono stati ammessi anche 46 alunni con disabilità, ai quali saranno garantiti assistenza e servizi inclusivi. Le attività si svolgeranno in dodici scuole e saranno organizzate da enti del Terzo settore.
Il calendario scolastico
Questi progetti sono finanziati dalla Regione Emilia-Romagna e hanno soprattutto lo scopo di aiutare le famiglie a conciliare il lavoro con la cura dei figli. Non si tratta però di anticipare le normali lezioni: gli edifici scolastici vengono utilizzati per attività educative, ricreative e di socializzazione.
Il successo delle iniziative riapre anche il dibattito sul calendario scolastico. L’idea proposta è di non aumentare i circa 200 giorni di scuola, ma di distribuirli diversamente durante l’anno. Si potrebbero prevedere pause più frequenti nei mesi scolastici e mantenere le scuole aperte più a lungo durante l’estate.
La proposta distingue tra lezioni e apertura delle scuole: anche nei periodi in cui la didattica è sospesa, gli edifici potrebbero ospitare attività educative gestite con associazioni ed enti del Terzo settore. In questo modo si offrirebbe un sostegno concreto alle famiglie e si potrebbe adattare meglio il calendario anche alle temperature estive sempre più elevate.
