La Regione Emilia-Romagna vuole sperimentare una scuola aperta prima rispetto all’inizio ufficiale delle lezioni, dal 31 agosto al 14 settembre, in alcune scuole primarie. Non si tratterebbe di anticipare il programma scolastico, quindi niente lezioni vere e proprie, ma di usare gli spazi scolastici per attività come sport, laboratori, giochi educativi e iniziative aggregative rivolte ai bambini.
Un parcheggio per bambini
La polemica nasce dal fatto che l’iniziativa viene interpretato non come un vero e proprio progetto, ma come una sorta di “parcheggio” per bambini, utile soprattutto ai genitori che tornano al lavoro prima della riapertura delle scuole. L’accusa, quindi, è che la scuola venga usata per coprire un problema organizzativo delle famiglie, più che per una reale finalità educativa.
L’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti, respinge questa lettura, assicurando di non voler ridurre la scuola a un servizio di custodia ma fare della scuola un luogo di comunità, aperto anche oltre il calendario scolastico tradizionale, capace di aiutare bambini e famiglie in un momento dell’anno spesso complicato.
Oggi molte famiglie non hanno più la rete di aiuto di un tempo. I nonni lavorano ancora, i costi sono aumentati, i centri estivi costano, molti genitori rientrano al lavoro già a fine agosto o inizio settembre, mentre la scuola comincia più tardi. Secondo Conti, non si può scaricare tutto sui genitori né colpevolizzarli se cercano un supporto.
Progetto da espandere
La sperimentazione vuole rispondere a un bisogno concreto: tenere aperti alcuni spazi scolastici prima dell’inizio delle lezioni, offrendo ai bambini attività educative e sociali, e alle famiglie un aiuto nella gestione del rientro.
Non si parla di scuola obbligatoria né di didattica anticipata. Sarebbe una proposta extrascolastica, probabilmente su adesione volontaria, da verificare nei risultati. La Regione monitorerà l’esperimento e, se funzionerà, potrebbe proporre al governo di estenderlo anche altrove.
Il tema vero, quindi, non è solo se servono “scuole aperte ad agosto sì o no”, ma se la scuola deve restare chiusa fuori dal calendario delle lezioni oppure può diventare anche un presidio sociale, educativo e territoriale per aiutare famiglie e bambini.