Il doppio canale di reclutamento resta l’obiettivo della scuola per risolvere la questione della supplentite. Se ne è discusso negli ultimi mesi da vari punti di vista. C’è la discussione in settima Commissione al Senato del ddl della senatrice Ella Bucalo, il disegno di legge 545 su “Disposizioni in materia di formazione e reclutamento degli insegnanti” presentato nel febbraio 2023 e c’è la battaglia portata avanti da anni dal senatore Mario Pittoni.
Non solo reclutamento
Ma c’è anche chi, pur riconoscendo l’importanza del doppio canale di reclutamento e dell’impatto che potrebbe avere per ridurre il precariato, pensa ci siano altre priorità nel mondo della scuola, a cominciare dalla gestione dei pensionamenti.
Lo sostiene il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana ha cambiato il focus della discussione: “Tutta l’estate si è discusso del doppio canale di reclutamento, del problema del precariato, ma quasi nessuno ha mai accennato al fatto che un grave problema è che ormai il personale della scuola viene trattenuto a lavoro ben oltre i 67 anni”.
Se dunque risolvere la questione delle assunzioni è sicuramente importante, non va dimenticato chi è già in cattedra e deve fare i conti con una realtà difficile per quel che riguarda il pensionamento. Insomma se per molti è difficile entrare a scuola nel mondo del lavoro, per altrettanti docenti è difficile uscirne dopo tanti anni di lavoro: “Non basta pensare alle riforme del reclutamento, non è sufficiente. Sono d’accordo che in questa fase non si debbano tenere nuovi concorsi perché ci sono le graduatorie vecchie; sono d’accordo sull’introduzione del doppio canale, ma dobbiamo anche crearli i posti e per creare i posti è necessario il turnover. Quindi bisogna iniziare a pensare a delle strade di uscita agevolate per il personale della scuola, anche perché dobbiamo ammetterlo, non è pensabile che si possa restare in cattedra oltre i 67 anni”.
Il dopo Pnrr 3
Di doppio canale si tornerà a parlare nelle prossime settimane, considerato che dopo la fine degli impegni Pnrr del Governo italiano con l’Europa assolti con l’ultimo concorso scuola, il Pnrr 3, ci dovrebbe essere maggior margine di manovra come ha già dimostrato l’istituzione degli elenchi regionali per il ruolo.