Il recente rinnovo di contratto scuola, firmato per la parte economica in attesa di quella normativa in cui si parlerà anche di buoni pasto a metà maggio, comporterà aumenti di stipendio e il saldo degli arretrati. Non ci sono ancora date ufficiali per l’erogazione degli arretrati, ma se la firma dovesse arrivare entro giugno dopo l’ipotesi di rinnovo, potrebbero arrivare già a luglio.
Gli arretrati non riguardano solo i docenti e il personale in servizio, ma anche il personale scolastico in pensione. Come funziona per chi è andato in pensione e per chi andrà quest’anno o il prossimo anno?
Chi va in pensione nel triennio contrattuale beneficia degli aumenti, ma con effetti diversi tra pensione e liquidazione. Ecco come funziona.
Pensione ricalcolata con tutti gli aumenti
Per il personale che lascia il servizio nel periodo di validità del contratto, gli incrementi retributivi incidono anche sul trattamento pensionistico. L’assegno viene infatti aggiornato tenendo conto degli aumenti previsti sull’intero triennio contrattuale, indipendentemente dall’anno di uscita.
Chi è andato in pensione nel 2025 vedrà comunque la pensione adeguata agli incrementi successivi maturati fino al 2027.
Liquidazione legata all’anno di uscita
Diverso il meccanismo che riguarda il trattamento di fine servizio o di fine rapporto. In questo caso, il calcolo avviene sulla base della retribuzione percepita nell’anno in cui si conclude il rapporto di lavoro.
Di conseguenza, gli aumenti successivi non incidono sulla liquidazione già maturata.
Le differenze tra 2025, 2026 e 2027
Per chi va in pensione nel 2025 la liquidazione viene determinata considerando gli incrementi previsti per quell’anno. Chi cessa nel 2026 beneficia nel TFS/TFR degli adeguamenti relativi al secondo anno del contratto.
Solo per i pensionamenti nel 2027 la liquidazione tiene conto dell’intero pacchetto di aumenti previsto nel triennio.
