Scuola

Precari utilizzati sui posti vacanti: “Lo Stato risparmia su stipendi, anzianità e mensilità estive”

Il ricorso al personale precario anche per coprire posti che risultano vacanti si ripropone anche alla vigilai di questo anno scolastico, dopo le immissioni in ruolo e nel corso dell’assegnazione dei tantissimi incarichi di supplenza, anche sul sostegno, mediante algoritmo Gps.

Il risparmio per lo Stato

Secondo Marcello Pacifico, presidente ANIEF, dietro questa pratica ci sarebbe anche una questione di convenienza economica per lo Stato, legata alle differenze di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e personale di ruolo. Lo spiega a Orizzonte Scuola.

Il problema risiede purtroppo nel fatto che lo Stato continua a utilizzare i precari su posti che sono anche vacanti perché il trattamento economico dei precari è diverso da chi è di ruolo, questo sia per il personale ATA sia per il personale docente“, afferma Pacifico.

Il presidente ANIEF richiama innanzitutto alcune voci retributive che, soprattutto in passato, hanno determinato una differenza significativa tra personale stabile e supplenti.

Basti pensare che fino a qualche anno fa persino la retribuzione professionale docente era negata a chi era precario, così come era negato il compenso individuale accessorio, cioè una parte del salario era già negata a monte al precario“, sottolinea.

Un altro punto riguarda il riconoscimento dell’anzianità maturata nel corso degli anni. Per Pacifico, proprio questo aspetto continua a produrre una disparità rilevante per chi accumula molti anni di supplenze senza ottenere la stabilizzazione.

Gli scatti di anzianità

Al precario ancora oggi sono negati gli scatti di anzianità. Prima questi scatti, fino al 2011, partivano dal terzo anno di servizio, dal 2011 dal nono anno di servizio“, spiega il presidente ANIEF.

La conseguenza, secondo Pacifico, è particolarmente evidente per il cosiddetto precariato storico, cioè per quei lavoratori che hanno alle spalle numerosi anni di servizio nella scuola.

Ecco, se ci sono dei precari storici con più di nove anni continuano a prendere sempre lo stesso stipendio“, osserva.

Ma il tema del risparmio, secondo il sindacato, non si fermerebbe alla retribuzione mensile. A incidere sarebbe anche la durata dei contratti assegnati ai supplenti, in particolare quando un posto viene coperto soltanto fino al termine delle attività didattiche anziché fino alla fine dell’anno scolastico.

L’inghippo del risparmio

Ma il risparmio c’è pure, per esempio, se quel posto viene dato in supplenza al 30 giugno, cioè con l’organico di fatto, o se è un posto di sostegno in deroga, piuttosto che al 31 agosto“, prosegue Pacifico.

La differenza tra un contratto al 30 giugno e uno al 31 agosto comporta infatti che il rapporto di lavoro del supplente termini prima dei mesi estivi. Ed è proprio su questo punto che il presidente ANIEF conclude la sua analisi: “Lo Stato anche lì va a risparmiare delle mensilità estive rispetto all’assegno in NASpI“. Anche per questo servirebbe il doppio canale di reclutamento.