La fumata nera di luglio in ambito contrattuale, con tutte le questioni rinviate a settembre, non scoraggiano i sindacati che puntano ai buoni pasto, come Anief. Il diritto negato ai dipendenti della scuola ma riconosciuto a tutti gli altri lavoratori del pubblico impiego, rappresenta ormai un punto fermo del rinnovo della parte normativa del contratto scuola.
Buoni oltre le sei ore
Quello che inizialmente era sembrato un tentativo disperato di assicurare un diritto lecito ma molto difficile da riconoscere, adesso sembra diventato l’ago della bilancia del rinnovo di contratto scuola. A settembre se ne riparlerà sicuramente, e Anief sfrutta l’estate per ribadire l’assoluta necessità di introdurre i ticket pasto nel prossimo contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027.
Il diritto ai buoni pasto è sancito dall’Unione europea per i lavoratori che superano le sei ore lavorative giornaliere. Tutti i comparti del pubblico impiego ne beneficiano, tranne la scuola.
Anief intende risolvere la questione per via contrattuale, usando la stessa strategia adottata in passato per arrivare al riconoscimento di altri diritti.
Diritto per via contrattuale
Un esempio è la formazione retribuita, come accaduto in occasione del rinnovo di contratto del Ccnl 2019-2021, quando il sindacato ottenne la formazione retribuita in orario di servizio.
L’ottimismo nei confronti dei buoni pasto nasce proprio da questo precedente positivo. Secondo Pacifico, l’assegnazione dei ticket al personale scolastico deve passare dal rinnovo di contratto, non servono leggi specifiche. Ma perché ciò accada, bisogna parlarne in occasione del prossimo incontro di settembre all’Aran mediante la contrattazione integrativa.
Anief anticipa già che i buoni pasto saranno tra le priorità in vista del prossimo rinnovo di contratto scuola: “Vale la pena ricordare che il buono pasto serve e non certo per comprare il pane. È un diritto”.
