Il Tribunale di Milano ha riconosciuto un risarcimento a una docente che aveva lavorato per diversi anni nella scuola con contratti a tempo determinato rinnovati continuamente. L’ennesima conferma che sempre più tribunali sono uniformati a riconoscere il danno subito dai docenti vittime di abuso di contratti a tempo determinato.
Le indicazioni europee
Una direzione già indicata dall’Europa che ha invitato l’Italia a ridimensionare il ricorso e l’abuso dei contratti a termine. E’ stata abbassata anche la soglia per il riconoscimento del danno subito, prima individuata in 36 mesi, ora scesa fino a 24. Non c’è ancora il riconoscimento del diritto di ottenere un contratto a tempo indeterminato, ma il risarcimento del danno subito è comunque indicativo di un orientamento dei giudici di cui il legislatore non potrà non tenere conto.
Secondo il giudice, il Ministero avrebbe utilizzato i contratti a termine in modo abusivo, perché la docente era stata mantenuta nella precarietà per troppo tempo senza una reale stabilizzazione.
Per questo motivo, il Ministero è stato condannato a pagarle una somma equivalente a 24 mensilità. Il calcolo non viene fatto necessariamente sull’intero stipendio netto percepito ogni mese, ma sulla retribuzione utilizzata come riferimento per il trattamento di fine rapporto, cioè il TFR.
Il riconoscimento economico
Alla somma dovranno essere aggiunti anche gli interessi legali oppure la rivalutazione monetaria, applicando l’importo più favorevole alla lavoratrice.
La sentenza sancisce ancora una volta (e non è la prima, e certamente non sarà l’ultima) che, quando i contratti a termine vengono ripetuti abusivamente per anni, il docente può ottenere un risarcimento economico consistente. Il riconoscimento delle 24 mensilità, però, riguarda questo specifico caso e non scatta automaticamente per tutti i precari: ogni situazione deve essere valutata considerando la durata, il numero e le caratteristiche dei contratti sottoscritti.
