Abuso di contratti a termine: confermato risarcimento per i precari, la soglia critica sono i 36 mesi

La scuola non può usare per anni contratti a tempo determinato per coprire bisogni che, in realtà, sono stabili. In attesa che il legislatore si uniformi a questo orientamento, arriva l’ennesima conferma da parte di un giudice: un docente di una scuola secondaria della provincia di La Spezia, ha ottenuto un risarcimento di oltre 18mila euro, più interessi e rivalutazione, per reiterazione illegittima dei contratti a tempo determinato. Lo ha deciso il Giudice del Lavoro, come spiega Flc Cgil.

L’abuso dei contratti a termine

La sentenza conferma quanto i sindacati sostengono da tempo: un contratto a termine dovrebbe servire per esigenze temporanee come una sostituzione, una necessità limitata nel tempo, una situazione non strutturale. Quando però lo stesso lavoratore viene richiamato per molti anni, spesso sullo stesso tipo di posto e in presenza di cattedre o mansioni che continuano a essere necessarie, il contratto a termine perde la sua funzione originaria e rischia di diventare uno strumento per evitare la stabilizzazione.

È qui che nasce il concetto di abuso dei contratti a termine. Non basta dire che ogni contratto aveva una scadenza formale al 30 giugno o al 31 agosto. Se dietro quella sequenza di incarichi c’è un’esigenza permanente dell’amministrazione, il giudice può riconoscere che il lavoratore ha subito un danno.

Il risarcimento è una forma di compensazione per anni di precarietà non giustificata: instabilità economica, impossibilità di programmare il futuro, mancata progressione lavorativa piena e utilizzo ripetuto del lavoratore senza una reale soluzione strutturale.

Il limite dei 36 mesi

Il riferimento dei 36 mesi è importante perché rappresenta una soglia oltre la quale la reiterazione dei contratti può diventare particolarmente problematica, soprattutto se non ci sono ragioni oggettive e se i posti coperti non sono davvero occasionali. La normativa europea chiede agli Stati di impedire che il lavoro a termine venga usato in modo distorto.

Il discorso può riguardare diverse categorie: docenti curricolari, insegnanti di religione, personale Ata e più in generale lavoratori della scuola che per anni hanno garantito un servizio ordinario con contratti precari. Il fatto che più sentenze vadano in questa direzione mostra che il tema non è isolato, ma riguarda una parte ampia del sistema scolastico.

Se una scuola ha bisogno stabilmente di personale, non può continuare a trattare quel bisogno come se fosse provvisorio. Quando ciò avviene per anni, il lavoratore può chiedere al giudice di riconoscere il danno subito.