Docenti precari, dopo 36 mesi vanno immessi in ruolo: la sentenza della Cassazione spinge verso il doppio canale di reclutamento

Quando un lavoratore della scuola viene impiegato per più di 36 mesi con contratti a termine, anche se non consecutivi, si configura un abuso del precariato. In questi casi, la fonte richiama una sentenza della Cassazione del 23 novembre scorso, la sentenza 30779, che avrebbe riconosciuto la necessità dell’assunzione in ruolo, perché la reiterazione delle supplenze non può diventare un sistema ordinario per coprire posti stabili.

Il doppio canale di reclutamento

Il problema riguarda soprattutto i casi in cui le supplenze non servono a sostituire temporaneamente qualcuno, ma a coprire posti vacanti e disponibili, cioè cattedre senza titolare. In una situazione del genere, secondo Anief, non ci sarebbe una vera ragione per continuare con contratti annuali o a tempo determinato: se il posto esiste stabilmente, dovrebbe essere coperto con un contratto a tempo indeterminato.

Da qui nasce la richiesta del sindacato Anief di reintrodurre un doppio canale di reclutamento. Accanto ai concorsi, si vorrebbe permettere l’assunzione anche tramite graduatorie, in particolare dalle GPS, soprattutto per i docenti abilitati o specializzati che lavorano da anni nella scuola. L’idea è che i concorsi, da soli, non siano riusciti a ridurre davvero il numero di supplenze annuali.

A anche i concorsi straordinari legati al PNRR non avrebbero risolto il problema: si rischierebbe ancora una quantità molto alta di supplenze, tra 150mila e 200mila incarichi annuali. Questo dimostrerebbe, secondo Anief, che il sistema continua ad affidarsi al precariato anche quando ci sarebbero posti da stabilizzare.

L’abuso di contratti a termine

Molte cattedre di sostegno sono coperte ogni anno con contratti a termine, pur essendo necessarie al funzionamento ordinario della scuola. Per questo viene chiesta anche la trasformazione dei posti in deroga in posti stabili, così da garantire maggiore continuità agli alunni con disabilità e ai docenti.

Sul piano giudiziario, i precari con oltre 36 mesi di servizio possono presentare ricorso per ottenere un risarcimento per abuso dei contratti a termine. Alcuni indennizzi arrivano anche a cifre molto elevate, tra 40mila e 60mila euro, e che il tetto massimo del risarcimento sarebbe stato innalzato fino a 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile.

Secondo Anief dopo tre anni di supplenze non si può continuare a trattare il lavoratore come precario, i posti realmente liberi dovrebbero essere coperti con assunzioni stabili, e il solo concorso non basta più a risolvere il problema. Per questo viene proposta una soluzione legislativa che permetta l’immissione in ruolo anche dalle graduatorie provinciali.