Stabilizzazione dopo tre anni di servizio: nuova pronuncia della Corte europea

La stabilizzazione dei docenti, e in generale dei dipendenti della scuola, resta un obiettivo a breve termine dei sindacati. per il momento di concreto c’è solo la possibilità di ottenere un risarcimento per l’abuso di contratti a tempo determimato, ma la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea potrebbe accelerare questo percorso.

La recente sentenza

La Corte ha infatti nuovamente condannato l’Italia per l’abuso dei contratti a termine nella scuola, concentrandosi questa volta sul personale ATA precario. Ma è evidente come il concetto sia facilmente applicabile anche ai docenti. Con la sentenza del 13 maggio 2026, i giudici europei hanno stabilito che il sistema italiano viola il diritto UE perché permette il rinnovo continuo delle supplenze senza prevedere limiti chiari alla durata complessiva dei contratti o al numero di rinnovi.

Secondo la Corte, il problema nasce dal fatto che molti lavoratori ATA vengono utilizzati per anni su posti vacanti e necessari al funzionamento ordinario delle scuole, trasformando così il contratto a termine da strumento eccezionale a modalità stabile di gestione del personale. La soglia dei tre anni di servizio viene indicata come un punto oltre il quale il precariato diventa difficilmente giustificabile, soprattutto se il lavoro svolto copre esigenze permanenti.

Il sistema basato sui concorsi

I giudici criticano anche il sistema di accesso al ruolo, basato su concorsi senza scadenze regolari e riservati a chi ha già maturato esperienza da precario. Per la Corte, questo meccanismo finisce addirittura per incentivare la precarietà invece di ridurla.

Respinta inoltre la giustificazione legata alla “flessibilità organizzativa”: secondo la sentenza, le supplenze possono essere legittime solo per esigenze temporanee o imprevedibili, non per coprire carenze strutturali di organico. La Corte sostiene quindi che la scuola italiana abbia fatto del precariato una componente stabile del proprio modello organizzativo.

Il doppio canale di reclutamento

Ora l’Italia dovrà adeguarsi alla decisione europea per evitare ulteriori ricorsi e possibili sanzioni economiche. Il doppio canale di reclutamento, in questo senso, rappresenta una soluzione di fatto già pronta e di semplice applicazione a costo zero per lo Stato per attuare una massiccia campagna di stabilizzazione dei docenti affiancando le assunzioni da Gps a quelle da concorsi.