La recente sentenza della Corte di Cassazione sui docenti precari ha sancito che dopo 36 mesi bisogna assumere il personale, confermando quanto sancito dalla normativa europea. Ma l’Italia per il momento non si è voluta adeguare. Anief ribadisce allora che non è più possibile temporeggiare sull’adozione del doppio canale di reclutamento, unico strumento possibile per fermare l’abuso del precariato.
La sentenza della Cassazione
La sentenza della Corte di Cassazione, per chi volesse andare a verificare è la 30779 del 23 novembre. Cassazione che ha respinto il ricorso del Ministero dell’Istruzione contro un docente di religione cattolica, già vincitrice in Corte d’Appello a Perugia per reiterazione illegittima di contratti a termine oltre i tre anni.
I giudici ormai hanno sancito che chi supera i 36 mesi di supplenza, anche non continuativa, ha diritto a essere stabilizzato. Nonostante la conferma da parte della normativa europea, l’Italia non si è ancora adeguata. Per questo serve il doppio canale di reclutamento: anche la Corte ha confermato che i concorsi si sono rivelati insufficienti ad arginare l’abuso del precariato nella scuola pubblica.
Il tutto quando siamo alla vigilia di un nuovo anno scolastico contraddistinto dal precariato con 150mila-200mila supplenze annuali.
I risarcimenti
Anief ribadisce la necessità di stabilizzazione diretta dalle GPS, le Graduatorie provinciali per le supplenze, su organici interamente di diritto. Problema che riguarda soprattutto il mondo del sostegno, dove la discontinuità didattica (e a volte anche il conferimento degli incarichi a docenti senza specializzazione) penalizza gli studenti ancor prima che i docenti.
A conferma della direzione che sta prendendo la giurisprudenza, in attesa che anche il legislatore si uniformi a questa lettura, il fatto che chi presenta ricorso al giudice del lavoro sta ottenendo indennizzi tra i 40mila e i 60mila euro grazie all’articolo 12 del decreto legge 131 del 2024 che ha alzato il tetto massimo del risarcimento da 12 a 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile per il calcolo del trattamento di fine lavoro, facendo riferimento al superamento dei 36 mesi di contratto come soglia per rivendicare un’ingiustizia subita.
Come detto ora non resta all’Italia che adeguarsi, considerato che la Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia il 3 ottobre 2024 per violazione della clausola 5 dell’accordo quadro sui lavoratori a tempo determinato.
