Stipendi più alti, ma verifica che chi li percepisce meriti il posto che occupa. E’ destinata a far discutere la proposta di Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale di Vannacci ed ex sottosegretario all’Istruzione di introdurre test psicoattitudinali per chi vuole fare l’insegnante. Lo racconta a Orizzonte Scuola.
In attesa del nuovo rinnovo
Pur riconoscendo la necessità di adeguare gli stipendi dei docenti, attualmente insufficienti, Sasso sottolinea l’importanza di verificare periodicamente l’idoneità di chi occupa un ruolo così importante come quello di chi sta dietro una cattedra cui viene affidata l’istruzione dei ragazzi, di diverse età.
La priorità, in ogni caso, va dato all’adeguamento degli stipendi che evidentemente vengono ritenuti inadeguati nonostante i diversi rinnovi di contratto degli ultimi mesi, ultimo quello che dovrebbe essere ufficializzato nelle prossime settimane consentendo a docenti e Ata di percepire in busta paga aumenti e arretrati a luglio.
“Gli insegnanti sono mal pagati e sfruttati” dice Sasso. Sul “Piano casa” (affitti agevolati ai docenti fuorisede, Sasso spiega che “gli insegnanti ci hanno chiesto di mettere quei soldi in busta paga. Di piani casa di cui non sono chiare le coperture economiche, non sappiamo che farcene”.
La valutazione psicologica
Poi la questione della valutazione degli insegnanti, che richiede “un minimo di valutazione psicoattitudinale”. “Non parlo di test a crocette ma di un momento di valutazione psicologica nell’ambito del percorso generale. Non vogliamo la scuola come un ammortizzatore sociale. Vogliamo il meglio della società italiana dietro la cattedra, ma il meglio va pagato, stabilizzato e tutelato” .
Sasso e Futuro Nazionale puntano a “una scuola seria, competitiva, che torni ad essere ascensore sociale – ha detto – perché il figlio dell’operaio possa elevarsi attraverso lo studio. Crediamo nella parità delle condizioni di partenza ma non in quelle di arrivo. La scuola di oggi livella tutti verso il basso, ed è il risultato della deriva progressista che dal ’68 in avanti ha attanagliato le nostre istituzioni educative”.
