Docenti penalizzati dall’algoritmo: ministero condannato al risarcimento di punteggio e stipendi dalla Corte d’Appello

Prima la decisione del ministero di modificare l’algoritmo con l’ordinanza pubblicata lo scorso febbraio e valida per il prossimo biennio (in attesa del regolamento del 2028), poi la sentenza della Cassazione che ha definito illegittimo l’algoritmo nel momento in cui priva i docenti di ottenere un incarico considerandoli rinunciatari involontari per sedi non espresse.

Gli errori dell’algoritmo

Adesso arriva anche la sentenza della Corte d’Appello di Milano con cui il ministero viene condannato a risarcire un docente precario per il danno subito in occasione dell’assegnazione degli incarichi mediante algoritmo negli scorsi anni. Il ricorrente è stato privato del conferimento di una supplenza da GPS in virtù del meccanismo del sistema informatizzato utilizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Una decisione che non sorprende, perché conferma quanto sancito dalla Cassazione e di fatto quello che il ministero stesso ha riconosciuto come un difetto dell’algoritmo decidendo di modificarlo con il nuovo sistema di ripescaggio introdotto di recente e che entrerà in vigore a partire dal prossimo fine agosto, sulla base delle domande per le max 150 preferenze che i docenti precari presenteranno a partire da fine luglio.

Il risarcimento

Il risarcimento equivale alle retribuzioni non percepite a causa del mancato incarico nel corso dell’intero anno scolastico per il quale l’incarico era stato negato, oltre al punteggio in graduatoria.

L’informatizzazione nomine supplenze, nata ai tempi del Covid in sostituzione dell’assegnazione degli incarichi in presenza (che più di uno ancora rimpiange, anche se erano tutt’altro che esenti da difetti anch’esse) negli ultimi anni avrebbe penalizzato docenti con titolo, in virtù della mancanza di sufficienti controlli effettivi e verifiche sul rispetto dell’ordine di graduatoria.

Il caso più frequente è quello dei docenti scavalcati perché ritenuti rinunciatari involontari per sedi non espresse. Il famoso meccanismo dell’algoritmo che “non tornava indietro” ha causato molti danni, e il nuovo sistema di ripescaggio punta proprio a eliminare questa problematica. Per il futuro, ma per il passato? Per il passato l’unica strada è la richiesta di risarcimento, che come vediamo sempre più spesso viene accolta.