Dura presa di posizione del sindacato sul rinnovo: aumenti ritenuti insufficienti rispetto all’inflazione e distanti dagli standard europei.
Bene ma non benissimo. Se è vero che il terzo contratto scuola rinnovato in pochi tempi, finalmente prima della scadenza, è comunque un risultato da tenere in considerazione, il dato finale sugli stipendi scuola racconta di importi ancora molto bassi, soprattutto se rapportati all’aumento del costo della vita e se rapportati ai colleghi europei.
Lo sottolinea, in risposta ai toni trionfalistici ministeriali, la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza della CGIL che interviene con una nota ufficiale, invitando il ministro Giuseppe Valditara a moderare i toni utilizzati nel commentare l’intesa.
“La FLC CGIL consiglia al ministro Giuseppe Valditara toni meno trionfalistici riguardo la sottoscrizione dei contratti Istruzione e Ricerca”.
Il sindacato contesta la narrazione positiva proposta, sostenendo che non rispecchi la situazione reale vissuta dal personale della scuola.
Stipendi bassi e distanza dall’Europa
“Docenti e personale ATA continuano a percepire stipendi tra i più bassi d’Europa e anche molto distanti da quelli del resto della pubblica amministrazione nel nostro Paese”.
Secondo la FLC CGIL, il nodo centrale resta quello retributivo. Nonostante il rinnovo, i livelli salariali continuerebbero a essere inferiori rispetto agli standard europei e ad altre categorie del pubblico impiego italiano.
Aumenti sotto l’inflazione
Nel mirino anche le risorse stanziate per il CCNL 2022-2024, ritenute non adeguate. Il sindacato evidenzia come gli incrementi previsti coprirebbero solo una parte dell’aumento del costo della vita registrato nel triennio.
“Secondo la FLC CGIL, tali risorse coprirebbero appena un terzo dell’inflazione registrata nel triennio”.
Un elemento che, nell’analisi del sindacato, si tradurrebbe in una perdita reale del potere d’acquisto per lavoratori e lavoratrici del comparto.
FAQ
1. Cosa prevede la riforma “4+2”?
Un nuovo modello per l’istruzione tecnica e professionale che punta a riorganizzare i percorsi formativi.
2. Perché i sindacati avevano proclamato lo stato di agitazione?
Per il rischio di riduzione delle cattedre e frammentazione dell’orario dei docenti.
3. Cosa ha portato alla sospensione della mobilitazione?
Le garanzie del Ministero su organici e tutela delle cattedre per il 2026/2027.
4. Cosa cambia per le cattedre con la nuova intesa?
Sarà possibile costituire cattedre interne anche con meno di 18 ore, evitando spezzettamenti su più scuole.
5. Qual è l’obiettivo dell’accordo raggiunto?
Ridurre l’impatto della riforma sugli organici e garantire maggiore continuità didattica.
