Il presidente Anief richiama l’attenzione sul problema precariato: organici scoperti, procedure europee aperte e necessità di riformare reclutamento e formazione.
Precari in aumento e organici scoperti
Nonostante anni di concorsi e riforme, il numero dei docenti precari continua a crescere e supera stabilmente le 200 mila unità. È questa la fotografia tracciata da Marcello Pacifico, che individua diverse cause strutturali.
Da un lato, il ricorso massiccio ai posti in deroga sul sostegno, che rappresentano circa la metà dell’organico, con un utilizzo esteso di supplenze anche per contenere i costi legati agli scatti di anzianità e alle mensilità estive. Dall’altro, il blocco del turn over per il personale Ata, con una percentuale che si attesta intorno al 70% e migliaia di posti vacanti.
A incidere, secondo l’analisi, è anche il blocco del doppio canale di reclutamento, legato allo scorrimento delle graduatorie per le supplenze (Gps) su posto comune.
Procedure europee e contenziosi aperti
Il quadro si complica ulteriormente sul piano europeo. La Commissione Europea ha infatti avviato due procedure di infrazione nei confronti dell’Italia: una già trasformata in ricorso sanzionatorio per l’elusione della normativa comunitaria sui contratti a termine e una seconda relativa alla disparità di trattamento tra personale precario e di ruolo.
A queste si aggiunge la posizione del Comitato europeo dei diritti sociali, che ha rilevato criticità legate all’assenza di misure efficaci contro l’abuso dei contratti a termine, oltre a profili discriminatori e alla violazione del diritto allo studio degli studenti con disabilità.
Reclutamento e riforme, le proposte
Secondo Pacifico, esistono strumenti già individuati in passato per affrontare il problema. La giurisprudenza, sia della Corte di Cassazione sia della Corte costituzionale, aveva infatti indicato nel doppio canale di reclutamento una possibile soluzione per ridurre il ricorso eccessivo ai contratti a termine.
L’urgenza è un intervento legislativo che consenta assunzioni su tutti i posti vacanti e garantisca parità di trattamento economico e giuridico tra lavoratori.
Si pensa anche a collegare il sistema di reclutamento a un nuovo modello di formazione iniziale, superata la fase legata al PNRR. Tra le ipotesi sul tavolo, la proposta di legge già presentata in Senato potrebbe rappresentare una base per un intervento normativo più ampio, finalizzato a ridurre in modo strutturale il precariato a partire dal 2027/2028.