Con la conferma della norma sulla continuità sul sostegno che consente la conferma dei docenti su richiesta delle famiglie anche per il 2026, tornano le polemiche e le preoccupazioni in merito a una norma che non è stata vista di buon occhio fin dalla prima ora. Non sarà diverso quest’anno, alla seconda edizione della normativa.
La fase zero
Con l’avvio delle procedure di nomina da Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), si tornerà a parlare di docenti di sostegno e continuità didattica. Anche perché questa fase caratterizza la fase zero, che anticipa i bollettini veri e propri.
Il Ministero lo scorso anno ha introdotto una specifica misura, la Fase 0, finalizzata a espletare le conferme per la continuità agli studenti con disabilità.
Con la continuità sul sostegno si assicura la possibilità allo stesso docente di sostegno di seguire l’alunno con disabilità anche per l’anno scolastico successivo. L’obiettivo non è agevolare i docenti, ma garantire continuità didattica e relazione educativa stabile tra docente e alunno, elemento fondamentale per un percorso didattico efficace e inclusivo.
Anche in questo 2026, la procedura informatizzata per l’attribuzione degli incarichi annuali da GPS si dividerà in Fase 0, riservata ai docenti che hanno chiesto la continuità sul sostegno, e Fase 1, ordinaria attribuzione delle supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche da GPS.
Il conferimento dell’incarico
La Fase 0 sarà riservata ai docenti beneficiari di incarico su sostegno nell’anno scolastico precedente, che hanno richiesto espressamente la continuità nella domanda presentata su Istanze Online con la procedura delle 150 preferenze e che sarebbero risultati destinatari di una nomina anche nella Fase 1.
Quindi la Fase 0 anticipa, con il conferimento dell’incarico, la priorità allo stesso docente sul medesimo alunno, se ci sono le condizioni e i diritti.
La Fase 0 ha validità solo se il docente che ha chiesto la continuità risulterebbe comunque destinatario di nomina nella Fase 1.
Una procedura pensata per assicurare che non ci siano posizioni “aggiuntive” o fuori graduatoria e che la priorità data alla continuità rispetti l’ordine delle graduatorie.
