Qual è la realtà della norma introdotta per la prima volta quest’anno dal decreto ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025, che attua l’articolo 8 del decreto legge 71/2024, che consente alle famiglie di fare richiesta di continuità sul sostegno del docente che ha seguito per tutto l’anno il proprio figlio?
Arriverà la proroga?
Al di là delle posizioni che si dividono tra ministero e associazioni di categoria pro e docenti e sindacati contro, ci sono i numeri, e su quelli c’è poco da discutere. Poco, ma non nulla. Perché anche i numeri sono soggetti a interpretazione, e non fanno eccezione quelli comunicati dal ministero circa questo primo anno di esperimento della norma.
Che è tutt’altro che scontato possa essere confermata anche l’anno prossimo. Avrebbe infatti bisogno di proroga, dal momento che il decreto che l’ha introdotta fa riferimento solo all’anno scolastico in corso.
Nuovo requisito per gli interpelli
A giudicare però da come ha letto i numeri il ministero, la procedura è stata un successo: il 50% degli insegnanti di sostegno precari è stato confermato. Numeri alti, sicuramente, ma che i detrattori leggono esattamente all’opposto: il 50% dei precari non è stato confermato e ha dovuto partecipare all’assegnazione delle supplenze tramite algoritmo, ancora in corso con alcune province che non sono ancora arrivate al secondo bollettino.
In tutto ciò c’è da considerare che l’aver ottenuto una conferma sul sostegno dà diritto a un piccolo vantaggio, dal momento che molti uffici scolastici stanno lo inserendo come requisito per gli interpelli, un “premio di consolazione” per coloro i quali sono destinatari di continuità ma per vari motivi (cattedra non più disponibile, non erano nominabili nel bollettino zero) non hanno ottenuto la cattedra.
Carenza di specializzazione al Nord
Insomma in attesa delle decisioni dei giudici delle prossime settimane circa i ricorsi che verranno presentati da sindacati e docenti ( ANIEF ha presentato un reclamo collettivo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali, con decisione attesa per dicembre 2025), la sensazione è che questa misura, a costo zero per il ministero, non abbia risolto il problema strutturale della discontinuità didattica. E soprattutto della mancanza di specializzazione, che in alcune regioni del Nord arriva al 75% dei docenti. Ma a questo dovrebbero provvedere i prossimi Corsi Indire.
