Docenti specializzati scavalcati per la conferma sul sostegno, si finisce davanti al giudice per non perdere la supplenza

La rapida conclusione della fase zero relativa alla conferma dei docenti di sostegno su richiesta della famiglia non comporta necessariamente l’archiviazione completa della questione. Gli uffici scolastici italiani si sono dimostrati tutti virtuosi nel rispettare la scadenza imposta dal ministero fissata per il 31 agosto, data ultima utile per pubblicare i risultati della simulazione finalizzata a verificare che i destinatari di continuità fossero nominabili e avessero dunque diritto a conservare il posto dell’anno precedente, anche a scapito di colleghi meglio posizionati in graduatoria o specializzati (anche i non specializzati potevano essere confermati su richiesta della famiglia).

I docenti scavalcati in graduatoria

Adesso però si apre una seconda fase, che sarà caratterizzata dagli inevitabili contenziosi da parte di coloro i quali ritengono di essere stati vittime di un’ingiustizia non ottenendo il posto in base alla loro posizione in graduatoria, ma dovendosi “accontentare” di una nomina successiva per dare precedenza ai destinatari di continuità. Che non sono stati pochi, considerato che la conferma è arrivata su 58mila cattedre rispetto alle 120mila potenziali.

Sono molti i docenti precari specializzati nel sostegno che ritengono di essere stati scavalcati nell’attribuzione dell’incarico a tempo determinato da insegnanti non specializzati, con un meccanismo che ha ignorato la precedenza rispetto alla posizione in GPS o GaE.

In attesa di quello che verrò deciso a novembre nelle aule di tribunale rispetto alla legittimità e costituzionalità della norma, sono già attivati ricorsi patrocinati da Anief per verificare che tutto sia stato attuato nel rispetto dei diritti dei precari non destinatari di conferma.

Provvedimento incompatibile con l’istruzione pubblica

Secondo Anief, come sempre sostenuto dal sindacato sin dai primi giorni in cui è stato approvato il DM 32 del 26 febbraio 2025 “misure finalizzate a garantire la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l’anno scolastico 2025/2026, a norma dell’articolo 8, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2024, n. 106”, si tratta di un provvedimento che “non è compatibile con la gestione dell’Istruzione pubblica“.

Ora la palla passa ai giudici, che in un primo parere espresso prima dell’estate hanno sospeso ogni valutazione non essendo ancora stata applicata la norma e non essendoci quindi elementi concreti su cui esprimersi. Adesso, alla luce di quanto accaduto con l’assegnazione degli incarichi, sarà possibile avere un quadro completo della situazione, anche in vista del prossimo anno quando sicuramente il ministero avrà intenzione di confermare la norma.