Si torna a parlare dei Corsi Indire per la specializzazione abbreviata sul sostegno, e nello specifico tornano le poelmiche nei confronti di un sistema che viene considerato inadatto a formare docenti che avranno un ruolo così importante e delicato per la didattica degli studenti con disabilità. A prestare il fianco a nuove critiche nei confronti del ministero, il fatto che si avvicina l’avvio dei corsi riservati ai docenti con titolo estero.
Formazione semplificata
Secondo il Collettivo docenti di sostegno specializzati, critico dalla prima ora nei confronti di questo tipo di percorso, “non basta una formazione semplificata per un ruolo così delicato”.
In particolar modo a lasciare scettici gli appartenenti al Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati, il fatto che il modello formativo promosso da INDIRE, destinato agli insegnanti che hanno conseguito all’estero la specializzazione, consenta di ottenere la possibilità di insegnare con titolo senza formazione adeguata. La nota del collettivo entra nello specifico dei corsi da 36 e 48 ECTS, elencando quali sono le mancanze riscontrate nell’organizzazione dei corsi. In particolare si punta il dito contro la mancanza di un calendario dedicato per le lezioni, comunicazione tardiva delle credenziali d’accesso, sedi d’esame non definite, rilevazione delle presenze non standardizzata, verifiche ridotte a pochi quiz a risposta multipla, attività didattiche concentrate in orari marginali o nei fine settimana.
Il timore dei rappresentatnti del collettivo è che si tratti di percorsi che non assicureranno il conseguimento da parte dei partecipanti di competenze professionali reali, mettendo a rischio le necessità degli studenti che li avranno poi come insegnanti.
Le richieste del Collettivo
Il gruppo chiede di tutelare chi si è già formato secondo il D.M. 249/10, di rivedere le modalità di verifica per valorizzare le competenze pedagogiche, di riaffermare il valore del tirocinio pratico e di investire in percorsi strutturali, non transitori.
“Formare docenti di sostegno significa formare figure centrali per la scuola pubblica di domani – scrivono –. Farlo con superficialità è un’offesa agli alunni, alle famiglie e all’intera comunità scolastica”.