Solo un cambiamento formale, lessicale, o anche sostanziale. Nell’anno in cui il mondo del sostegno vive una profonda rivoluzione, con l’avvio del doppio canale di specializzazione sul sostegno composto da Corsi Indire che si vanno ad affiancare al Tfa per dire addio ai posti di sostegno affidati ai docenti non specializzati, il ministero pensa anche a cambiare la dicitura di questo tipo di insegnamento.
Lo scopo della modifica
E’ una proposta presentata in Commissione Cultura alla Camera, una proposta di legge, presentata dalla Lega, che punta a sostituire la qualifica di docente di sostegno con quella di docente per l’inclusione.
Qual è lo scopo di questa modifica, ed è davvero così impattante per il mondo del sostegno? L’obiettivo del legislatore è quello di valorizzare il ruolo di questi insegnanti. Si vuole puntare a riconoscerne la funzione centrale nell’affiancamento agli alunni con disabilità. Non solo: si punta a promuovere strategie didattiche inclusive per l’intera classe.
La tesi è che la dicitura attuale sia limitante, con il termine “sostegno” insufficiente a delineare la missione pedagogica e formativa di questi professionisti. Alla base, ci sono da tutelare e promuovere i princìpi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e con le linee guida nazionali sull’inclusione scolastica.
Cosa cambierebbe
Se la proposta venisse approvata, tutte le occorrenze della dicitura “docente di sostegno” saranno sostituite da “docente per l’inclusione” in ogni documento ufficiale e nell’ordinamento vigente.
L’obiettivo finale sarebbe quello di promuovere una cultura dell’inclusione più ampia e condivisa. In questo modo verrebbe riconosciuto il contributo dei docenti per l’inclusione nell’ambito dell’equità e pari opportunità nella scuola.
Ora si aspetta un decreto del Ministro dell’istruzione e del merito che dovrà definire le modalità attuative per applicare al meglio la nuova definizione.