Arretrati cuneo fiscale docenti 2025: scatta l’interrogazione parlamentare per il ritardo dei 400 euro in busta paga per docenti e ata

Ancora nessuna notizia circa il saldo degli arretrati e l’inserimento a pieno regime in busta paga per docenti e ata del taglio del cuneo fiscale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025. Una misura che doveva avere valore a partire da gennaio 2025 ma che, secondo quanto emero, non è stato ancora inserito in busta paga per problemi tecnici di allineamento della piattaforma Noipa.

Le indiscrezioni che parlano di giugno

Per sollecitare il ministero e in generale il Governo sulla questione, allora, arriva da parte del parlamentare Mauro Del Barba un’interrogazione rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

L’interrogazione parlamentare è finalizzata a sollecitare il ministero a provvedere all’inserimento in busta paga delle cifre e almeno a ottenere delle informazioni più precise circa le tempistiche previste. Per il momento si va avanti per indiscrezioni giornalistiche non confermate, come quelle de Il Messaggero in base alle quali la somma arriverà sul cedolino del personale scolastico avente diritto a giugno 2025. Ma come detto si tratta di una indiscrezione ancora non confermata. Ma nemmeno smentita.

400 euro netti di arretrati

In media, l’importo medio degli arretrati cui hanno diritto docenti e Ata, sarà di circa 400 euro netti per gli arretrati, per poi proseguire con circa 80 euro medi al mese. Gli arretrati dovrebbero essere saldati in un’unica soluzione, ma non è chiaro ancora se saranno inseriti nel cedolino mensile o se si provvederà con un’emissione speciale a parte.

Quel che sembra sicuro è che ci sarà l’opzione “self service” utile a consentire a ogni dipendente di scegliere se ricevere l’intero importo in busta paga o rinunciarvi per evitare possibili restituzioni della somma in fase di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Il taglio del cuneo fiscale non è un aumento che fa parte del rinnovo di contratto che si discuterà i primi di maggio tra ministero e sindacati, quanto piuttosto un aumento di stipendio indiretto voluto dal Governo per andare incontro alle difficoltà economiche dei lavoratori dipendenti anche alla luce dell’aumento del costo della vita.

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